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IL RISTORANTE DI DARIO CECCHINI E’ UN PIACEVOLE LOCALE PER TURISTI, MA NULLA PIU’: ECCO PERCHE’ ESCE DEFINITIVAMENTE DALLA SFERA DEL MITO 

L’Officina della Bistecca dell’Antica Macelleria Cecchini è un piacevole ristorante a tema carnivoro a Panzano in Chianti, un grazioso paesino tra Siena e Firenze. Qui risiede e lavora da sempre Dario Cecchini, pittoresco macellaio dai toni sempre esuberanti diventato famoso negli anni per le sue battaglie a difesa della Bistecca Fiorentina (e che Dio lo abbia in gloria per questo).

Da bravo imprenditore Cecchini anni fa accanto alla Macelleria ha aperto “L’Officina della Bistecca”, ristorante che, di fatto, chiude il cerchio del suo universo. La vulgata popolare ha conferito a questo ristorante spesso valutazioni esagerate, dovute – più che all’offerta carnivora in sè per sè – ad altri parametri, quali il pittoresco paesino dove è incastonato il ristorante (in fondo mangiare tra le colline del Chianti piace a tutti), lo show messo in atto prima della cena e durante la serata e l’atmosfera (apparentemente) ruspante e conviviale che si respira tra una portata e l’altra.

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DARIO CECCHINI : MACELLAIO FORTE MA RISTORATORE MEDIOCRE

Tutto studiatissimo sia chiaro, ma studiato in quel modo che non te ne accorgi. Come sanno fare solo quelli bravi. Questi sono aspetti di merito, sia chiaro, e non si possono certo muovere critiche per aver saputo azzeccare una formula che registra il tutto esaurito ogni volta. Ma è una formula che va bene, e pure molto, per i turisti. Non per chi cerca esperienze gatro-carnivore indimenticabili.

Da questo punto di vista Cecchini rientra nei parametri di una normalità senza spunti. Se come macellaio è indubbiamente forte e inarrivabile come ristoratore non è un mito da seguire, non è il numero uno, non è il migliore. E potremmo elencare decine di ristoranti in giro per l’Italia che propongono ai propri clienti carne migliore (CLICCA QUI PER SCOPRIRLI).

DARIO CECCHINI : LA FORMULA GIUSTA PER FAR SORRIDERE I TURISTI

Mettendoci nei panni di Cecchini ci viene anche difficile biasimarlo: ha trovato la formula giusta, quella che gli riempie il locale, il mondo lo conosce, vive oramai coccolato dalla sua notorietà nel suo piccolo regno di Panzano. Perché dovrebbe cambiare? Forse per soddisfare i carnivori che non sono turisti. 

Bisogna ringraziarlo per le battaglie che fece quindici anni fa quando la Fiorentina fu messa fuori legge, ammettere che ai turisti fornisce un buon servizio e che come macellaio è molto bravo (gli americani, gli olandesi e i russi con i quali abbiamo diviso la tavolata sociale torneranno a casa felici e racconteranno cose buone dell’Italia) ma, come ristoratore, è giusto ricollocarlo nella posizione che gli spetta anche perché, detto tra noi, non può nemmeno essere preso come alfiere e ambasciatore del made in Italy avendo deciso di lavorare soprattutto carne allevata in Catalogna.

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Dario Cecchini sull’uscio della sua macelleria

DARIO CECCHINI : 6 COSE CHE NON CI HANNO SODDISFATTO 

Lo avrete capito, ci sono degli aspetti che non ci hanno soddisfatto. Riteniamo giusto condividerli con voi dicendovi, per dovere di cronaca, che abbiamo scelto il “Menu Officina”, un menù degustazione a 50 euro a persona. Ecco tutto quello che non ci ha convinto.

1) A tavola manca il sale grosso. In sostituzione c’è “il profumo del Chianti” un mix di sale fino ed erbe aromatiche. Il che potrebbe anche andare bene se si potesse scegliere. L’idea di insaporire la bistecca unicamente con il mix di sale, ginepro e lavanda non è il top. (Noi avremmo preferito trovare il sale marino italiano, ma questi sono aspetti personali). 

2 ) Zero informazioni sulla carne che arriva nel piatto. Tolta questa microscritta sul menù di carta velina che trovi sul tavolo “La carne è allevata per me in Catalogna (Spagna) e a Panzano in Chianti (Italia)”. Decisamente troppo poco. Che bestia è? Che razza è? Quanto è stata frollata? Niente di tutto ciò. Peccato.

3 ) Capitolo personale: simpatici ragazzi con la Polo d’ordinanza. Bravi ad interpretare uno copione prestabilito. Quando abbiamo chiesto che razza di bovino fosse quello nel piatto abbiamo ricevuto dei balbettii incerti e nessuna risposta. Speriamo si sia trattato di un caso.

4 ) Piatti freddi e carne fredda. La scena è più o meno questa: il cameriere arriva con una mega bistecca già tagliata su un piatto di portata e la serve a mò di tavolata da matrimonio. Ok, la formula è questa e la si conosce già da prima. Ma i piatti sono freddi e la carne arriva fredda. Non ci siamo.

5) In qualsiasi ristorante carnivoro del mondo il cliente ha la possibilità di scegliere il livello di cottura. Se optate per il menù da 50 euro questo non è possibile. Non si può scegliere. La carne arriva in tavola con la cottura “sangue tendente al medio”. Noi la volevamo blu, appena scottata. Delusione, profonda delusione.

6 ) Caro Cecchini, perché ti sei piegato anche te al menù vegetariano? Rispettiamo la tua idea di optare per la carne spagnola ( dall’alto della tua esperienza avrai avuto le tue motivazioni ) ma quel menù da 50 euro destinato ai vegetariani è un compromesso al ribasso che da te non ci saremmo aspettati (abbiamo chiesto ai tuoi camerieri e ci han detto che su 100 menù, 97-98 son carnivori e solo due vegetariani). Perchè anche te indietreggi?

Il fatto che quel giovedì di fine Luglio durante la nostra cena Cecchini non fosse presente nella sua macelleria e nel suo ristorante conta poco e non è ascrivibile nei giudizi critici. Anche se ci fosse stato non avrebbe lenito la delusione di mangiare carne fredda arrivata in tavola troppo cotta.

di Michele Ruschioni 1 Agosto 2017