DAL SUD AMERICA ALLA POLINESIA SONO TANTE LE LEGGENDE UNA PIU’ INCREDIBILE DELL’ALTRA  CHE RACCONTANO COME E’ NATO IL FUOCO

All’alba dell’umanità, nessuno sapeva cos’era il fuoco, né tanto meno come accenderne uno. Erano tempi difficili per quei primi uomini, che mangiavano tutto crudo e ignoravano il piacere di una succulenta bistecca arrostita. Ma per fortuna loro – e oggi nostra – un giorno qualcosa cambiò, e finalmente il fuoco fece la sua comparsa. Dapprima spaventato, l’uomo a mano a mano imparò a dominare le fiamme, usarle per riscaldarsi e per cuocere i cibi. Quello che è successo dopo è storia dei nostri giorni. Ma come è nato il fuoco? Ogni grande civiltà racconta questa scoperta in un modo diverso ma con un tratto in comune.

Come ogni cosa che non si conosce, anche il fuoco in un primo momento era visto come qualcosa di sovrannaturale, mistico, divino. Per i greci fu Prometeo, sfidando gli dei, a portarlo in dono agli umani. Nel libro dei Veda, appartenente alla cultura indiana, viene narrato un mito analogo. Storie molto simili le une alle altre, che in diverse realtà hanno a che fare con gli animali, i quali erano molto diffidenti nel condividere questo segreto con l’uomo. Un atteggiamento di certo lungimirante.

IL MITO DEL FUOCO IN AMERICA DEL NORD

COME È NATO IL FUOCO – IL MITO DEL FUOCO IN SUDAMERICA

Come è nato il fuoco? In America del Sud la leggenda narra che sia stato Kururu il rospo a portare il fuoco ai guaranì, le tribù indigene, rubando un tizzone ardente agli Urubu, una specie di avvoltoi, che anticamente erano gli unici a saperlo riprodurre. Per trasportare la brace fino agli stanziamenti degli umani, il rospo aspirò una gran quantità d’aria nello stomaco, così da non ustionarsi. Le popolazioni sudamericane con questa storia insegnano anche ai bambini a non infastidire i rospi, che quando si gonfiano lo fanno per ricordare loro di cosa è stato capace il loro antenato Kururu, e a portargli dunque rispetto.

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COME È NATO IL FUOCO – IL MITO DEL FUOCO IN POLINESIA

Un mito polinesiano racconta che il leggendario eroe Maui stava pescando con i suoi fratelli in una laguna, quando vide sulla montagna un fuoco acceso. Era opera di una famiglia di galline di fango, che come lo videro presero a spegnere tutte le braci. Decise quindi di appostarsi sulla riva, e quando le galline stavano per accendere di nuovo il fuoco, ne catturò una. Resosi conto che se l’avesse uccisa il segreto sarebbe morto con lei, la risparmiò e la gallina, riconoscente, gli insegnò ad accendere il fuoco strofinando dei pezzi di legno.

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COME È NATO IL FUOCO – IL MITO DEL FUOCO IN AMERICA DEL NORD

Presso gli indiani d’America si narrava che nei tempi antichi le donnole erano le sole depositarie del fuoco, e non lo condividevano con nessuno. Se ne erano impadronite quando un fulmine dell’uccello-tuono aveva incendiato un sicomoro, e ogni notte accendevano un grande falò e danzavano intorno al fuoco. Soltanto il coniglio provò ad avvicinarsi per rubare loro il fuoco, e le donnole lo avevano accettato perché avevano sentito dire che era un abile ballerino. Il coniglio danzava così vicino alle fiamme che la resina di pino di cui era intrisa la sua pelliccia si incendiò e a quel punto se la diede a gambe. Le donnole, compreso l’inganno, invocarono l’uccello-tuono, perché mandasse la pioggia per spegnere il fuoco ma il coniglio, scaltro, aveva acceso il fuoco nel cavo di un albero.

COME È NATO IL FUOCO – IL MITO DEL FUOCO IN NORMANDIA

In Normandia, la leggenda narra che tanto tempo fa non c’era il fuoco e gli uomini non sapevano come procurarselo. L’unica soluzione era andare a prenderlo dal buon dio, che però era troppo lontano. Nessun uccello volle intraprendere il viaggio, solo il piccolo scricciolo, che dopo incredibili sforzi giunse dal buon dio. Questi non voleva consegnargli il fuoco perché temeva che scendendo a gran velocità si sarebbe bruciato le penne. Dopo varie rassicurazioni, il buon dio gli consegnò il fuoco e lo scricciolo tornò verso gli uomini, procedendo adagio fin quando non vide il popolo che lo attendeva e fece per accelerare, finendo così con tutte le piume bruciate. Gli uomini ottennero il fuoco, ma lo scricciolo pagava un prezzo molto alto per il suo gesto. Fu così che tutti gli uccelli si tolsero una penna per dare un nuovo piumaggio al povero uccellino.

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COME È NATO IL FUOCO – IL MITO DEL FUOCO IN CINA

C’è una storia cinese secondo la quale “un grande saggio andò a passeggiare al di là del confine del sole e della luna; vide un albero, e su quest’albero c’era un uccello che a colpi di becco faceva scaturire il fuoco. Il saggio fu colpito dal fuoco, prese un ramo dell’albero e produsse il fuoco con esso; da allora questo grande personaggio fu chiamato Suy-jin”.

In cinese il termine suy indica uno strumento per ottenere il fuoco, muhsay un utensile per accenderlo con la frizione del legno e Suy-jin-she è invece il nome della prima persona che produsse il fuoco a vantaggio degli uomini. Da questo quadro appare chiaro che la scoperta è attribuita dalla cultura popolare cinese a un saggio che vide un uccello produrre il fuoco colpendo un albero con il suo becco.

di Giuseppe Puppo 27/11/2017