DAL CARCERE ROMANO DI REBIBBIA LA STORIA DI UN AROMA CHE SALVA I CARCERATI –

Chi l’ha detto che futuro migliore sia da ricercarsi nei fondi del caffè? Per alcuni ragazzi in detenzione presso il carcere romano di Rebibbia il futuro migliore sta nel chicco del caffè e nel suo processo di torrefazione. Qui è nato il “Caffè galeotto”, una piccola torrefazione all’interno della casa circondariale romana.  Non si tratta di una trovata pubblicitaria, ma di una reale oppourtunità di rinserimento sociale per i detenuti in stato di semilibertà.  Aveva ragione Fabrizio De Andrè quando canta “che bell’ ò ccafè pure ‘n carcere ‘o sanno fa”.

L’iniziativa è stata promossa dalla cooperativa sociale “Pantacoop” che ha ospitato i giornalisti all’interno del carcere di Rebibbia per assistere all’inaugurazione della torrefazione del caffè invitandoli ad assaggiare l’aroma che presenta le stesse caratteristiche delle migliori miscele in commercio. “Il prodotto è macinato con i migliori crudi provenienti da continenti lontani”, ha spiegato Mauro Pellegrini, Presidente della cooperativa Pantacoop e responsabile del progetto, “il nostro è un prodotto solidale che viene lavorato e confezionato in carcere da ragazzi che stanno scontando una pena ma che hanno avuto la possibilità di essere formati e occupati dal nostro progetto di re-inclusione sociale”.

La Torrefazione del carcere di Rebibbia si è già attrezzato dei macchinari necessari alla lavorazione del macinato, sei i detenuti saranno coinvolti attivamente nella produzione, altri invece si occuperanno di gestire i diversi punti vendita che saranno dislocati in alcuni punti strategici di Roma.

Il primo piccolo store è stato già aperto al pubblico e si trova all’interno del nuovo complesso del carcere. Oltre al caffè è possibile acquistare tazzine, porta- tovaglioli, caffettiere e altri oggetti di uso quotidiano. “Ecco, se non avete ancora scelto cosa regalare per Natale veniteci a trovare”, ha ironizzato Pellegrini.

Durante la presentazione i responsabili del progetto hanno raccontato la dura realtà del carcere e le difficoltà di reinserimento sociale che incontrano i detenuti che finiscono di scontare la pena. Secondo Daniele Pellegrino, resposnsabile marketing e comunicazione Panta Coop, il lavoro è fondamentale come mezzo di risocializzazione e rappresenta un forte punto di partenza per un detenuto o un ex-detenuto: “ Si dimostra che alcuni detenuti che falliscono nella ricerca di lavoro, si ritrovano a commettere nuovi reati. L’obiettivo della cooperazione è prevenire queste situazioni mettendo a disposizione di queste persone socialmente svantaggiate gli strumenti necessari e la formazione adeguata per favorire l’inserimento lavorativo”.

di Cristina Graceffa

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