A PARTIRE DA GENNAIO 2026 IL MONDO DEL CARBONE SI APPRESTA A VIVERE UNA RIVOLUZIONE ABBIAMO CHIESTO AD UN SUPER ESPERTO DEL SETTORE COSA CAMBIA
Il mondo del carbone sta attraversando una fase di trasformazione profonda. Da un lato, l’introduzione di nuovi regolamenti europei legati alla deforestazione. Dall’altro, un cambio netto nelle regole della logistica internazionale. Due fattori distinti ma convergenti, che stanno ridefinendo qualità, tracciabilità, costi e accesso al mercato europeo. Un cambiamento che non riguarda solo chi produce, ma tutta la filiera, fino al ristoratore e all’appassionato di brace.

Il carbone e il nuovo regolamento europeo sulla deforestazione
Il primo grande spartiacque è l’EUDR, il nuovo regolamento europeo che disciplina i materiali derivanti dalla deforestazione. Approvato a maggio 2023, sostituirà il vecchio regolamento (l’EUTR) e introdurrà criteri più stringenti e un perimetro merceologico più ampio.
Non solo legname, ma anche bovini, soia, caffè, cacao, olio di palma e la gomma rientrano ora sotto una normativa più articolata e restrittiva. Se una categoria merceologica viene considerata responsabile al fenomeno della deforestazione dovrà seguire dei parametri più rigidi per essere venduto e commercializzato in Europa.
Il principio cardine è la tracciabilità completa della filiera. Nel caso del carbone non si parla solo di materia prima, ma anche degli imballaggi usati, fino alla comunicazione delle coordinate satellitari delle zone di taglio. “Ogni passaggio deve essere documentato e verificabile. In questo scenario, i prodotti economici e di bassa qualità, privi di una tracciabilità solida, difficilmente riusciranno a entrare nel mercato europeo. Entrerà solo la qualità. E questo, da molti punti di vista, è sicuramente un bene“, ci spiega Tommaso Francalanci, proprietario di EcoTrade, azienda italiana leader nel settore del carbone.

Il regolamento è stato rinviato di qualche mese ancora, ma la direzione è già tracciata. L’obiettivo è chiaro: garantire che il carbone che arriverà in Europa sia 100% ecosostenibile e di alta qualità. Ne deriveranno maggiore trasparenza e un controllo più rigoroso sull’origine delle materie prime. Un processo che, inevitabilmente, avrà un impatto sui costi, ma che al tempo stesso innalzerà il livello medio del prodotto disponibile sul mercato.

Il carbone diventa merce IMO
Accanto alla normativa ambientale, un altro cambiamento sta incidendo in modo immediato sui costi. Il carbone è stato riclassificato come merce IMO, ovvero merce considerata potenzialmente pericolosa nel trasporto marittimo. In passato veniva gestito come merce Dry, merce secca, con procedure più semplici e costi inferiori.
Negli ultimi anni, però, una serie di incidenti ha spinto le autorità che regolano la navigazione internazionale a cambiare approccio. DA oggi il carbone richiede imballaggi specifici e protocolli più severi. Questo comporta un aumento dei costi logistici già nel breve periodo, indipendentemente dall’entrata in vigore dell’EUDR.
Il risultato è un sistema più complesso e oneroso, ma anche più controllato. La sicurezza diventa un fattore centrale e la logistica non è più un elemento neutro. Ogni container trasporta meno materiale e richiede una gestione più attenta. È un passaggio che penalizza chi operava ai margini, puntando su volumi e prezzi bassi, e che premia chi ha sempre lavorato con standard più elevati.
Container, free time e trasporto via mare ecco come cambia il mondo del carbone
Altro tema centrale è la gestione dei container quando arrivano nei porti. La nuova natura del carbone (diventato prodotto IMO) renderà più complicata la catena logistica e di conseguenza i costi di spedizione e gestione degli arrivi via mare. Il trasporto via nave, va ricordato, resta dominante: il 95% del carbone che circola in Europa è extra UE e, di questo, l’80% arriva via mare.
“In questo contesto, il mercato sta vivendo una selezione naturale – spiega Francalanci – chi non è strutturato fatica a sostenere i nuovi costi. Chi ha investito nel tempo in organizzazione e qualità riesce invece ad adattarsi. È un processo che non fa rumore, ma che sta ridisegnando in profondità il panorama del carbone disponibile sul mercato europeo.

Qualità, origine e nuove scelte di mercato
Con l’uscita di scena degli improvvisati e di chi lavorava sulla bassa qualità, emergono con forza i prodotti che hanno sempre puntato su standard elevati. Tra questi, il Quebracho blanco paraguayano resta uno dei carboni più richiesti, insieme a quello proveniente dalla Namibia. “Sono due prodotti affidabili, con un giusto equilibrio tra costi e performance che garantiscono durante l’utilizzo“, spiega Francalanci che non nasconde l’intenzione di tornare a sondare il mercato italiano e i carboni locali. Di qualità ma con volumi e produzione limitati ( per ovvie ragioni di spazi).
Infine una curiosità: accanto a questi prodotti consolidati, si è affacciato un prodotto di nicchia che ha attirato grande attenzione: il Kishu Binchotan giapponese. Arriva via aereo e ha un costo molto alto, non paragonabile agli altri carboni.
È definito come un carbone unico, neutro, ottenuto da una quercia particolare che cresce solo in carbone e con una lavorazione unica al mondo. Una scelta estrema, che parla a un pubblico consapevole e disposto a investire.
Non sappiamo quanti saranno in grado di acquistare questo rarissimo carbone giapponese ma abbiamo la (quasi) certezza che il carbone di scarsa qualità, quello che scoppietta manco fosse una scatola di miccette a due euro al sacco , potrebbe presto sparire dagli scaffali.

