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Quanto guadagna davvero lo stato italiano con le scommesse sportive? I numeri veri del 2024-2025 

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Se leggi i titoli sui giornali, senti sempre ripetere il numero 11 miliardi di euro: è il gettito totale che il gioco legale garantisce ogni anno allo Stato. Nel 2023, secondo il Libro Blu dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, le imposte incassate dal comparto giochi hanno toccato circa 11,6 miliardi di euro. 

Ma attenzione: questa cifra comprende tutto il settore, dagli apparecchi da intrattenimento alle lotterie, dal Lotto al bingo. Le sole scommesse sportive sono solo una fetta di questa torta.

I dati ufficiali ADM, sintetizzati dalle elaborazioni pubblicate nel Libro Blu 2023, indicano che l’intero comparto delle scommesse vale circa il 6,5 per cento del gettito erariale dei giochi e che, all’interno di questa voce, quasi il 97 per cento arriva dal gioco a base sportiva. 

Tradotto in numeri, significa che nel 2023 allo Stato sono arrivati all’incirca 730–740 milioni di euro di imposte riconducibili alle scommesse sportive, su 11,6 miliardi complessivi. Non 11 miliardi dalle scommesse, quindi, ma meno di un miliardo.

Nel frattempo la raccolta continua a crescere: nel 2023 il volume di denaro giocato complessivamente in Italia è salito a 147,6 miliardi di euro, mentre sulla sola rete fisica le giocate sportive hanno raggiunto circa 8 miliardi, con una crescita di oltre il 15 per cento rispetto all’anno precedente. 

Secondo il bilancio ADM, nel 2024 la raccolta complessiva dei giochi è arrivata a circa 157 miliardi, con una spesa dei giocatori sopra i 21 miliardi, ma con entrate fiscali leggermente in calo, intorno allo 0,6 per cento in meno rispetto al 2023. 

Se il peso percentuale delle scommesse sportive sul totale restasse simile a quello del 2023, parliamo quindi di un ordine di grandezza attorno ai 700–750 milioni di euro l’anno di gettito fiscale solo da questo segmento, tra 2023 e 2024. Non sono bruscolini, ma sono lontani dall’effetto ottico dei famosi 11 miliardi che spesso vengono associati in modo generico al mondo del gioco.

 

Come funziona davvero la tassa sulle scommesse sportive

 

Quando si parla di tasse sulle scommesse sportive non si ragiona sul totale giocato, ma sul margine dei bookmaker. In pratica lo Stato applica l’imposta sulla differenza fra le somme puntate e quelle restituite in vincite, cioè sul cosiddetto margine lordo o GGR. Se per esempio su 100 euro giocati ne tornano indietro 90 ai giocatori, il prelievo fiscale si applica sui 10 euro di margine, non sui 100 euro puntati. 

Su questo margine interviene l’imposta unica, con aliquote diverse a seconda del canale. Per le scommesse sportive a quota fissa raccolte in agenzia la normativa più recente porta il prelievo attorno al 20 per cento del margine, mentre per le scommesse online si sale intorno al 24 per cento. Alcune relazioni tecniche sulla manovra 2025 e diversi dossier del settore indicano valori molto vicini, pari al 20,5 per cento per il canale fisico e al 24,5 per cento per il canale a distanza, segno che il legislatore sta spingendo verso questo livello di tassazione effettiva. 

Esistono poi sottocategorie con regole specifiche. Le scommesse su eventi simulati, cioè i cosiddetti virtual, sono tassate con un’aliquota del 22 per cento calcolata sulla raccolta al netto delle vincite, e negli ultimi anni sono cresciute molto, tanto da giustificare ulteriori aumenti di aliquota nella manovra 2025. Le scommesse ippiche a quota fissa, invece, partivano da un prelievo molto più pesante, intorno al 43 per cento del margine sulla rete fisica e al 47 per cento online, che la stessa legge di bilancio punta a ridurre proprio per allinearle ai livelli delle scommesse sportive, fissando il prelievo al 20,5 per cento per il fisico e al 24,5 per cento per il canale a distanza. 

A questo quadro si aggiungono due tasselli importanti: da un lato il decreto legislativo 41 del 2024 che ha riordinato l’intero settore dei giochi a distanza, fissando nuove regole di gara e di durata delle concessioni per gli operatori online; dall’altro una nuova mini imposta di scopo pari allo 0,5 per cento sui ricavi delle società di betting, introdotta con la legge di bilancio 2025 e destinata a finanziare la ristrutturazione degli stadi di calcio. Sommando imposta unica, addizionali e oneri concessori, il peso fiscale effettivo sul margine dei bookmaker sportivi si avvicina quindi a un terzo del valore, soprattutto per chi opera solo su internet.

 

Dal crollo del 2020 alla crescita record delle scommesse sportive

 

Per capire dove sta andando il gettito fiscale dalle scommesse bisogna guardare cosa è successo negli ultimi anni. Nel 2020, con le sale chiuse per lunghi mesi, la raccolta complessiva dei giochi è scesa a circa 88,3 miliardi di euro rispetto ai 110,5 miliardi del 2019, per poi risalire rapidamente a 111,2 miliardi nel 2021, 136 miliardi nel 2022 e circa 150 miliardi nel 2023, segnando ogni anno un nuovo massimo storico. 

Dentro questa ripartenza ha contato moltissimo la spinta del canale digitale. Nel 2022 la raccolta online ha superato i 73 miliardi di euro, sorpassando il gioco fisico fermo intorno ai 63 miliardi; nel 2023 il gioco a distanza è salito a 82,5 miliardi, con una crescita del 13 per cento in un solo anno. 

Una parte importante di questo flusso riguarda proprio il gioco a base sportiva, che ha beneficiato del ritorno alla normalità dei calendari calcistici e dell’abitudine a puntare da smartphone durante le partite.

Se ci concentriamo sulle sole scommesse sportive, il Libro Blu ADM indica per il 2023 una spesa di circa 1,34 miliardi di euro, in aumento del 10,7 per cento rispetto al 2022, a fronte di una raccolta complessiva di 8 miliardi e vincite per 6,65 miliardi. 

In regioni come Campania, Lombardia e Sicilia la spesa è in doppia cifra di crescita e pochi territori da soli valgono oltre due terzi del totale nazionale, segno di un mercato sempre più concentrato ma in forte espansione.

Questi dati fanno capire come la ripresa post pandemia non sia stata un semplice rimbalzo ma un vero cambio di scala: tra espansione del gioco online, nuove abitudini dei tifosi e calendario sportivo sempre più fitto, molti analisti parlano ormai di crescita record delle scommesse sportive, con effetti diretti sia sui conti delle società di betting sia sulle entrate fiscali che finiscono al bilancio pubblico.

 

Quanto può incassare lo Stato da qui al 2026

 

Con le nuove regole entrate in vigore dal 2025 il quadro fiscale delle scommesse sportive cambia di qualche punto, ma in un settore che muove miliardi anche mezzo punto percentuale pesa. La legge di bilancio ha fissato l’imposta unica sulle scommesse sportive e ippiche a quota fissa al 20,5 per cento sul margine per la raccolta in agenzia e al 24,5 per cento per la raccolta online, allineando così la tassazione dei diversi prodotti e rendendo più omogeneo il prelievo tra fisico e digitale.

Su queste basi il Parlamento ha stimato che il semplice incremento di mezzo punto dell’aliquota su scommesse sportive a quota fissa e giochi di abilità a distanza possa generare circa 28 milioni di euro di gettito aggiuntivo ogni anno, cui si sommano circa 16,5 milioni dalle maggiori aliquote sulle scommesse virtuali, per un totale di poco meno di 39 milioni annui. 

Se allarghiamo lo sguardo a tutti gli interventi sui giochi contenuti nella manovra, compresa la quarta estrazione stabile di Lotto e Superenalotto e la proroga a pagamento delle concessioni, il dossier parlamentare quantifica per il 2025 maggiori entrate per oltre 480 milioni rispetto allo scenario senza riforme. 

Per le sole scommesse sportive il punto chiave è che questo extra gettito si innesta su un flusso già consistente: tra 2023 e 2024 le imposte legate al gioco a base sportiva si muovono nell’ordine di alcune centinaia di milioni di euro l’anno e le proiezioni su raccolta e spesa indicano un settore ancora in espansione, trainato dall’online e dal calendario sportivo sempre più fitto. Se i volumi dovessero continuare a crescere in linea con gli ultimi anni e le aliquote restassero stabili, è ragionevole attendersi che entro il 2026 il gettito annuo dalle scommesse sportive resti stabilmente sopra la soglia attuale e si avvicini progressivamente al miliardo di euro, pur restando una frazione relativamente piccola rispetto alle entrate complessive del fisco.

Il confronto con altre imposte conferma le proporzioni: l’imposta di consumo sui liquidi per sigarette elettroniche, per esempio, ha portato allo Stato meno di 60 milioni nel 2023 e circa 85 milioni nel 2024, con un ulteriore aumento atteso nel 2025 grazie all’aliquota a regime. In pratica un singolo segmento del gioco legale come le scommesse sportive vale per l’erario diversi multipli di una tassa settoriale molto discussa. Tutto questo, però, non è un invito a giocare: è semplicemente il modo più trasparente possibile per seguire la traccia dei soldi e capire quanto pesa davvero questo pezzo dell’economia italiana nei bilanci pubblici.

 

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