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Altro che crociata. Non si vede la luce, nell’eterna lotta tra Lazio e Sardegna per il pecorino Dop. Tanto che siamo arrivati alle minacce: quelle dei produttori del Lazio, che potrebbero chiedere una scissione dal Consorzio di tutela del pecorino romano Dop che ha sede – indovinate dove? – in Sardegna. E che sarebbe addirittura accusato di monopolizzare le politiche di gestione produttiva del formaggio in causa.

L’ultima bagarre si deve a un fatto di cronaca: in un caseificio capitolino è stato sequestrano un formaggio etichettato “romano”. Episodio che secondo il Consorzio danneggerebbe la fama del pecorino.

Non finisce qua, perché si è messa in mezzo anche Coldiretti. Il presidente di Roma e del Lazio, David Granieri è stato categorico: “Il marchio pecorino è nostro di nascita. Stiamo inoltre aspettando che il Ministero delle Politiche Agricole riconosca la nova Dop cacio romano”. Così facendo, ha di fatto riaperto la battaglia per restituire dignità e reddito ai produttori laziali della filiera del pecorino. Anche perché, come proseguono da Coldiretti, “la denominazione cacio romano esiste dal 1987 e caratterizza un prodotto che pur non essendo ancora dop, è caratterizzato da alta qualità, come del resto la nostra caciotta romana”.

A rincarare la dose ci si è messo Carlo Hausmann, assessore all’Agricoltura (ma anche alla Caccia e alla Pesca) della Regione Lazio, che non solo ha definito inaccettabile il sequestro, ma si è espresso come segue: “Appare strano che per tutelare un prodotto in massima parte realizzato sul territorio sardo e che utilizza il nome ‘romano’, si colpiscano imprese che operano per l’appunto a Roma, che utilizzano materie prime locali, qualificando il proprio prodotto in modo trasparente, senza incidere minimamente sulle dinamiche di mercato di un prodotto, il pecorino romano, a cui anche il Lazio tiene molto”.

E voi per quale “fazione” siete? Io sono per una carbonara (dove più pecorino c’è e meglio è) di gruppo per fare pace. Magari con la ricetta di Alba Esteve Ruiz. Perché il pecorino, si sa, è uno dei prodotti più amati e acquistati all’estero: pensate che nel 2015, come riporta Repubblica, ha sbaragliato la lista dei prodotti, aumento le vendite del 23% e incassando 165 milioni di euro.

di Roberto Serrentino – 20 ottobre 2016