SALT BAE ARRIVA A MILANO MA SE IL FORMAT RIMARRA’ LO STESSO RISCHIA GROSSO. ECCO DIECI MOTIVI PER CUI POTREBBE SERIAMENTE FALLIRE.
Premessa: a nessuno che investe nel nostro paese di augura la chiusura, il fallimento o conti in rosso. Sappiamo bene che lavoro porta lavoro. Ma qui la questione è diversa. Salt Bae arriva a Milano. La città più modaiola, più esposta, più internazionale e più affamata di novità gastronomiche d’Italia. La città dei temporary restaurant, dei locali di design, del sushi di tendenza e della pasta alla vodka servita su piatti di vetro. E proprio qui, il macellaio turco più social del mondo, al secolo Nusret Gökçe, ha deciso di piantare la sua bandiera dorata aprendo – secondo indiscrezioni sempre più insistenti – un nuovo ristorante della sua catena carnivora “Nusr-Et”.
Sulla carta potrebbe sembrare un matrimonio perfetto: influencer + carne + Milano = successo assicurato. Ma basta grattare la superficie scintillante per rendersi conto che la realtà potrebbe essere molto diversa. Ecco allora 10 motivi per cui il ristorante di Salt Bae potrebbe fallire in Italia.

1. La curiosità dura una stagione, non una carriera
L’infornata iniziale sarà garantita: calciatori, trapper, modelle e Instagrammer correranno a farsi salare la bistecca dal dito piegato di Salt Bae. Ma dopo? Dopo resteranno i coperti vuoti e l’hamburger da 120 euro. In Italia, la moda gastronomica ha il ciclo vitale di un paio di sneakers.
2. Milano cambia tendenza più velocemente di TikTok
Quello che oggi è hype, domani è cringe. A Milano si vive di novità e si dimentica in fretta. Oggi la gente va in un locale solo per dire di esserci stata, ma se il contenuto non è all’altezza, si passa oltre. E nel caso di Salt Bae, il contenuto gastronomico è sempre stato il tallone d’Achille.
3. L’Italia ha cultura gastronomica, non solo estetica
Qui la carne si rispetta. Non basta un fiocco d’oro e una sciabolata di sale per incantare chi è cresciuto con la bistecca fiorentina, la costata piemontese, il vitello marchigiano e il bollito emiliano. In Italia, la bistecca si giudica al palato, non al filtro Instagram.
4. I prezzi fuori scala sono fuori tempo
400 euro per un controfiletto australiano marezzato? In una Milano dove anche il pubblico benestante oggi guarda al conto finale con maggiore attenzione, è pura follia. Non è più tempo di sprechi, e anche i ricchi stanno iniziando a voler pagare per il contenuto, non solo per il contorno.

In Turchia è stato un fenomeno. A Dubai una bandiera. A New York un fuoco di paglia. Ma ovunque è rimasto più “personaggio” che “chef” (anche perchè non è chef). In Italia, dove lo chef è rispettato come un artigiano, la figura di Salt Bae rischia di apparire come una caricatura. Non basta un paio di occhiali da sole per creare autorevolezza.
6. I veri carnivori italiani non si fanno prendere in giro
Chi ama la carne in Italia la conosce, la studia, la seleziona. Sa cosa vuol dire frollatura, razza, alimentazione. Salt Bae punta sull’apparenza: bistecche dorate, colate di burro, pezzi giganti che sfamano l’ego più che il cliente. Ma il vero meat lover italiano, quello che va nelle steakhouse serie, capirà in due morsi che è tutta scena.
7. Il servizio scenografico è già stato visto, rivisto e archiviato
Il taglio teatrale al tavolo, il sale che cade a pioggia, la carne che si scioglie: erano novità nel 2017. Oggi sono cliché. Il pubblico italiano – anche quello giovane – è stanco delle pantomime. Vuole sostanza, tecnica e autenticità. E se cerca uno show, va a teatro.
8. La competizione a Milano è altissima
Milano è una giungla di ristorazione. Ogni giorno apre qualcosa di nuovo, ogni settimana qualcuno propone un’esperienza diversa. In questa giostra, per restare vivi non basta il nome: servono qualità costante, rapporto qualità-prezzo e attenzione al cliente. Tre cose che, storicamente, i locali di Salt Bae non garantiscono.
9. L’identità gastronomica italiana è troppo forte
Salt Bae rappresenta un modello americano di ristorazione: porzioni abbondanti, show e prezzi da status symbol. Ma in Italia, e soprattutto a Milano, oggi vince la contaminazione intelligente, l’identità locale riletta in chiave moderna, non il kitsch globalizzato. E Salt Bae rischia di apparire fuori contesto, un turista gastronomico in terra ostile.
10. Una volta visto, è già passato
Salt Bae è l’esempio perfetto del consumismo gastronomico usa-e-getta. Fa rumore all’apertura, impazza per qualche settimana, poi finisce nel dimenticatoio. L’Italia, invece, è la terra del “torno perché ho mangiato bene”. E nel vocabolario della ristorazione italiana, “spettacolo” non è mai sinonimo di “longevità”.
Salt Bae potrebbe anche aprire a Milano. Ma se crede che basti la fama per resistere, ha fatto male i conti. Perché qui, nel Paese che ha inventato la carbonara, il ragù, la bistecca alla fiorentina e la battuta al coltello, il cliente è più esigente, più attento, e – soprattutto – più affezionato alla qualità che alla viralità.
La carne, in Italia, non si spettacolarizza: si celebra. E se Salt Bae non lo capisce, Milano lo saluterà presto come ha già fatto con molte mode passeggere.