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Il ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, Maurizio Martina e Carlo Calenda, dello sviluppo economico, hanno firmato il decreto interministeriale che introduce l’obbligo di indicazione dell’origine in etichetta per i derivati del pomodoro. La nuova norma, come quella già in vigore per pasta, riso e prodotti lattiero caseari soddisfa la richiesta emersa da un sondaggio su 26mila cittadini, in cui più dell’82% degli intervistati considera importante conoscere l’origine delle materie prime per questioni legate al rispetto degli standard di sicurezza alimentare*. Il decreto si applica a conserve e concentrato di pomodoro, oltre che a sughi e salse composti almeno per il 50% da derivati del pomodoro.

Il Ministro Maurizio Martina auspica che “questa scelta si estenda a livello europeo, garantendo la piena attuazione del regolamento europeo 1169 del 2011”. Riconoscendo “il tema della trasparenza delle informazioni al consumatore come punto cruciale per il modello di sistema”. Anche gli industriali conservieri riuniti nell’ANICAV esprimono piena soddisfazione per la nuova normativa che, secondo il direttore generale, Giovanni De Angelis, riuscirà a “porre un argine alle speculazioni e alle polemiche degli ultimi anni e garantire al consumatore la massima trasparenza”.

Il riferimento è alla bufala sostenuta da varie associazioni, tra cui Coldiretti, e rilanciata da diversi media e in programmi televisivi come Le Iene, secondo cui l’Italia sarebbe invasa da prodotti a base di concentrato di pomodoro cinese. La verità è ben diversa visto che i prodotti made in Italy rappresentano il 98,5% della passata di pomodoro, della polpa e dei pelati che arrivano sulle nostre tavole. Grazie alla nuova norma le indicazioni sull’origine compariranno sull’etichetta in un punto evidente e nello stesso campo visivo in modo da essere facilmente riconoscibili e leggibili.

Il decreto prevede che le confezioni di derivati del pomodoro, sughi e salse prodotte in Italia riportino in etichetta le seguenti diciture:

a) Paese di coltivazione del pomodoro: nome del Paese nel quale il pomodoro viene coltivato;

b) Paese di trasformazione del pomodoro: nome del paese in cui il pomodoro è stato trasformato.

Se queste fasi avvengono nel territorio di più Paesi possono essere utilizzate, a seconda della provenienza, le seguenti diciture: Paesi UE, Paesi NON UE, Paesi UE E NON UE.

Se tutte le operazioni avvengono nel nostro Paese si può utilizzare la dicitura “Origine del pomodoro: Italia”.

* Risultati di una consultazione pubblica online sulla trasparenza delle informazioni in etichetta dei prodotti agroalimentari, svolta sul sito del Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali, a cui hanno partecipato oltre 26mila cittadini.

di Roberto Serrentino – 25 ottobre 2017