HOME RESTAURANT ARRIVANO LE REGOLE MA SIAMO PROPRIO SICURI CHE SIANO QUELLE GIUSTE?

  LE NUOVE REGOLE IN DISCUSSIONE AL PARLAMENTO SULL’HOME RESTAURANT SONO UN PRIMO PASSO MA NON INQUADRANO IL FENOMENO COME DOVREBBE : ANCORA TROPPE LACUNE

La prenotazione? Si dovrà fare solo su Internet. Il pagamento? Obbligatoriamente con carta di credito. E ancora: numero di coperti limitato (non più di 500 l’anno), divieto di superare il tetto dei cinquemila euro (sempre in un anno), divieto di organizzare un Home Restaurant in una casa in cui qualche stanza è adibita a bed&breakfast e praticamente zero controlli sulla qualità delle materie prime trattate. Ultimo: obbligo di presentare la Scia, la dichiarazione di inizio attività, pena multe salate.

Questi in sintesi gli aspetti più importanti che riguardano il testo approdato in queste ore in Parlamento sugli Home Restaurant. Gli HomeRestaurant rappresentano l’evoluzione gastronomica della sharing economy, come Uber, come BlaBlaCar e come Airbnb. Ora questo testo dovrà essere discusso, eventualmente modificato, e poi seguendo gli iter classici, diventare legge. Per il varo finale bisognerà aspettare ancora qualche mese. Le reazioni degli addetti ai lavori invece non si sono fatte attendere.

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HOME RESTAURANT ARRIVANO LE REGOLE – I PERPLESSI 

Siamo di fronte ad uno “sgradevole tentativo di opprimere la libera iniziativa“. Giambattista Scivoletto, imprenditore siciliano che su Facebook ha dato vita ad un gruppo dedicato al tema, manifesta non poche perplessità di fronte a questo disegno di legge. “L’obbligo di registrazione sulle piattaforme web e quello di acquisire pagamenti solo in forma elettronica impedirà la stragrande maggioranza delle probabili aperture Se questo articolo rimane nel testo, nessuno potrà aprire un home restaurant – continua Scivoletto – promuoversi con il passaparola o con un proprio sito web“.

A Scivoletto fa eco Daniela Chiappetti che a Roma ha tenuto aperto per 16 mesi le porte di casa propria ( www.homerestaurantroma.it ) per organizzare pranzi e cene, attività che ha sospeso mesi fa in attesa di una legge che regolamentasse il fenomeno, “chi sta legiferando sottovaluta il fenomeno della sharing economy e dell’homefood, siamo di fronte ad un ingranaggio ineludibile di questa epoca e il testo in discussione in queste ore limita la libertà di impresa in modo anacronistico. Mi chiedo perché al ristorante si può pagare in contanti e in casa mia invece venga introdotto l’obbligo del pagamento online”. Gli ingredienti di questa legge a quanto pare sono Limiti, Divieti e Obblighi, aspetti che scoraggiano più che incoraggiare ad accendere i fornelli di casa propria.

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HOME RESTAURANT ARRIVANO LE REGOLE – SI AL POS NO ALLA ASL E LA CONTRADDIZIONE DI CONFESERCENTI 

Esiste poi il nodo delle norme igieniche. Il testo di legge in discussione non prevede controlli igienico-sanitari: “A parte la richiesta di abitabilità – spiega  Angelo deputato Pd e relatore del ddl – poiché si tratta di case private e attitivà che rappresentano solo una piccola integrazione al reddito, secondo il parere della Commissione non è possibile inserire controlli delle Asl. Altrimenti diventerebbero uguali a un esercizio pubblico“. E questo è uno dei punti più contestati dai ristoratori: “Questa legge è un ottimo primo passo – afferma Esmeralda Giampaoli, presidente nazionale Fiepet-Confesercenti –  ma le regole devono essere uguali per tutti. Vedo una sorta di schizofrenia. Da un lato abbiamo norme severe – comunitarie, nazionali e locali –  che disciplinano in maniera puntuale il settore della somministrazione di alimenti e bevande sulla base di un criterio di fondo: la tutela del consumatore. Dall’altro però si concede a chi pratica queste attività di non rispettare tali norme, perché non ci sono controlli. Il discrimine non è a quante persone si prepara da mangiare. Ma come lo si fa, in termini di qualità e rispetto della sicurezza igienico-sanitaria“.

Seguendo il ragionamento della Giampaolo “le regole devono essere uguali per tutti” da domani per prenotare in un ristorante bisognerebbe accedere ad una piattaforma online e pagare rigorosamente con carta di credito. Siamo di fronte ad una piccola contraddizione? Crediamo di si.

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HOME RESTAURANT ARRIVANO LE REGOLE – LEGGE MONCA POLITICA MIOPE 

Hanno ragione i ristoratori a temere l’invasione dei ristoranti casalinghi? Solo in parte. Il fenomeno degli HomeRestaurant è concettualmente diverso dalla ristorazione classica. Siamo su un altro pianeta. Al ristorante si va per avere esperienze gastronomiche tradizionali. Entrando in un ristorante, sia esso trattoria o uno stellato, sappiamo bene cosa aspettarci. Cameriere, proprietario alla cassa, menù, lista dei dolci e carta dei vini. In un HomeRestaurant le dinamiche sono diverse, si va con una vocazione alla socializziazione senz’altro più accentuata, si cerca il contatto con il proprietario di casa, si vuole assaggiare la cucina casalinga quella che – mettetela come vi pare – i ristoranti difficilmente riescono a proporre. La carta dei vini? Sfido qualche Home Restaurant capace di proporre tre tipi diversi di vino. Il menù vegano? Improbabile trovarlo a casa. Al ristorante ci si confronta con professionisti della cucina che seguono determinati parametri impossibili da replicare dentro casa. E’ vero, l’epicentro dei fenomeni è pur sempre un piatto di fettuccine fumanti, ma parliamo di mondi differenti.

HOME RESTAURANT ARRIVANO LE REGOLE – PRONTO UN RICORSO AL TAR 

Il numero di visitatori che andrà in Home Restaurant non intaccherà minimamente il pubblico che va nei ristoranti. Considerando i 76 miliardi di fatturato della ristorazione nel 2015, 10.000 Home Restaurant con 5000 Euro di introiti annui medi rappresenterebbero solo lo 0,065% di quell’enorme cifra. L’Home Restaurant, però, può essere considerata un’attività concorrente, per quanto di certo non sleale. Il successo di un’economia liberista, come la nostra, si basa sull’iniziativa privata e la concorrenza è il motore che la muove”, spiega Scivoletto, Bloccare la concorrenza per legge è un limite e un danno allo sviluppo economico del Paese, oltre che un atto contro i principi di libera concorrenza contenuti nella Legge che disciplina le attività economiche (comma 1 dell’art. 3 del D.L. 138/2017 conv. l. 148/2011) ed è chiaro a tutti che una legge che violi tali principi in maniera così palese non può essere approvata o pensare di resistere al ricorso che immediatamente faremmo al TAR del Lazio”.

di Donatella Carriera 9 Novembre 2016

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