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Qualche vecchia sfoglina emiliana avrà sicuramente storto il naso alla vista di questi tortellini da passeggio. Se la tradizione di mangiare un piatto così opulento e da pranzo della domenica viene meno, tuttavia ci guadagna il gusto e la gioia dei tanti turisti, viaggiatori, studenti, che con pochi spiccioli riescono a mettere sotto i denti un tortellino da stella Michelin. Succede alla Bottega dei Portici di Bologna, spin-off dello stellato I Portici, a sua volta ristorante dell’omonimo hotel a quattro stelle, a due passi dalla stazione.

Ma andiamo con ordine e ripercorriamo le fasi di questa storia di successo sotto i portici. Ormai tre anni fa, Agostino Iacobuccidel ristorante I Portici (una stella Michelin dal 2012) ha un’idea: perché non creare una versione street e easy del tortellino? Da lì ha pensato a questa semplice formula: preparazione a vista, ordinazione con il turno stabilito dal “buzz” di un marchingegno che viene consegnato con lo scontrino, no servizio al tavolo e possibilità sedersi ai tavolini della bella sala colazioni dell’hotel, oppure su quelli all’esterno, riparati dal vento e dalla pioggia grazie ai portici.

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Quindi la ricerca delle confezioni giuste: food box di cartone alimentare studiate appositamente per ospitare pasti caldi, perfino il tortellino con il brodo. Per capirci, pare di mangiare un frappuccino o un bicchierone di noodles, come fanno gli americani. In alternativa ci sono le box quadrate, che ospitano invece il ragù alla bolognese, il sugo (con buona pace dei vegetariani) e il classicissimo burro e salvia.

Per quanto riguarda il capitolo pasta, rigorosamente all’uovo e all’emiliana (astenersi vegani), si parla di tortellini con ripieno classico di carne, tortelli con la ricotta e tagliatelle. Tutti preparati a vista in una specie di acquario in cui si muovono le sfogline, le stesse che preparano la linea delle paste fresche anche per le cene dello stellato.

Se la mente è Iacobucci, a capo di questa storia di successo c’è un giovane chef foggiano, Elia Frascella, che si è fatto le ossa proprio nelle cucine di Iacobucci, capolinea di un percorso passato per il Reale di Niko Romito e qualche esperienza all’estero. Quando Iacobucci gli ha proposto di mettersi a capo di questo nuovo progetto ha detto subito sì. “Quando lavori in una cucina stellata non hai orari, finisci tardi, sei sempre troppo stanco. Qui invece si apre alle 10 e alle 20 si chiude, sono orari più umani e riesco ad avere una vita mia fuori dalla cucina”.

Difficilmente resisterete alla tentazione di tornarci o di acquistare una vagonata di tortellini o tortelli nelle comode scatole da viaggio, per riprovare quella sensazione di meravigliosa opulenza emiliana anche a casa o per portare ai vostri cari il miglior souvenir possibile dalla città emiliana.

In tre giorni di permanenza a Bologna ci siamo andati quattro volte, tanto per farvi capire quanto causi dipendenza. In questo modo abbiamo potuto assaggiare tutte le variazioni. Dal tortellino in brodo al sugo semplice, passando per il tortello burro e salvia (quello che ci ha colpiti più di tutti), senza contare la tagliatella al ragù alla bolognese. No antipasti o secondi, qui si mangiano solo primi piatti della tradizione emiliana proprio per preservare la natura easy del format. Tuttalpiù qualche insalata, ma il confronto con il tortellino sembra piuttosto impietoso, almeno per dei bengodini come noi. È invece ammesso il bicchiere di vino alla mescita.

Se proprio non pensate che vi possa capitare di passare per Bologna, la soluzione salomonica è ordinare online la vostra scatola di tortellini (70€ la scatola da un chilo). Li prepareranno espressamente per voi, vi arriveranno direttamente a casa e non dovrete far altro che cucinarli, cuocendoli rigorosamente nel brodo. Come diceva quella pubblicità? “E ti porti a casa un sorso di Romagna”… beh, in questo caso tuttalpiù è “un morso di Emilia”.

di Roberto Serrentino –  29 maggio 2016