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IN BOLIVIA L’ALTA DOMANDA DELLA QUINOA GENERATA DALLA CRESCENTE MODA VEGANA HA MESSO A RISCHIO LA SICUREZZA ALIMENTARE DI UN INTERO PAESE

“La Bolivia, uno dei Paesi più poveri al mondo, potrebbe vantarsi, se non fosse pateticamente inutile, di aver nutrito la ricchezza dei Paesi più ricchi”. Eduardo Galeano, noto intellettuale uruguagio, ha così descritto le conseguenze dello sfruttamento dei giacimenti minerari boliviani di Potosì e Sucre  nel XVI secolo

Uno sfruttamento che la Bolivia, purtroppo, continua a vivere nel presente seppure in forma diversa. Nell’epoca della globalizzazione, infatti, all’appetito occidentale per l’argento ha fatto seguito uno sciaguratamente molto più “sano” (e le virgolette ci stanno tutte). Quello per il cosiddetto cibo etico tanto di moda oggi fra i vegani: la quinoa.

E così negli ultimi anni nelle terre andine si è raccolta sempre più quinoa, una pianta simile al grano ma molto più nutriente. La sua esportazione, però, se inizialmente ha fruttato lauti guadagni, ha poi mostrato l’altra faccia della medaglia. Una coltivazione dissennata ha infatti snaturato il prodotto, impoverito il terreno e rischia quindi di lasciare più miseria di prima. E così mentre in occidente impazzano hamburger di quinoa, in Sud America qualcuno ha i suoi problemi da risolvere.

LA QUINOA BOLIVIANA – I PREZZI SCHIZZANO ALLE STELLE

Ma riavvolgiamo il nastro di questa storia. In realtà, el grano de oro, così è chiamata la quinoa, in Bolivia si coltiva da sempre. Anche se solo a partire dagli anni Settanta ha cominciato a interessare una timida nicchia di consumatori stranieri che, col tempo, è cresciuta, ma sempre in modo graduale e controllato. Fino a quando nel 2013 un evento non ha cambiato tutto.

L’evento in questione è stato l’anno internazionale della quinoa, lanciato dall’Onu in virtù delle sue straordinarie qualità nutritive. La campagna però pur non volendolo ha causato due effetti che di lì a poco si sarebbero rivelati dannosi: un’incredibile impennata della domanda (+ 260%) e il conseguente aumento dei prezzi.

Basti pensare che se nel 2009 un quintale di quinoa costava 30 dollari, lo stesso quantitativo nel 2013 era praticamente duplicato, per salire ancora l’anno dopo.

LA QUINOA BOLIVIANA – I NODI ARRIVANO AL PETTINE

Ma perché il boom della quinoa ha fatto più male che bene ai boliviani? Semplice, perché ha scombussolato gli equilibri sociali e ambientali del Paese. Inizialmente c’è stato un aumento dei prezzi che ha reso lo pseudo cereale, da millenni alimento base della dieta andina, troppo caro per essere acquistato dalla popolazione locale. Tanto che il suo consumo, tra la popolazione autoctona, è sceso del 50%.

Inoltre, l’aumento della domanda, ha comportato uno sfruttamento eccessivo del suolo che ora ha rese inferiori rispetto al passato. Anche perché non più concimato dagli escrementi dei camelidi (lama e alpaca), il cui allevamento ha dovuto fare spazio proprio alla quinoa.

LA QUINOA BOLIVIANA – LA GUERRA COMMERCIALE COL PERÙ

Ma a questi guai se n’è aggiunto successivamente un altro di segno inverso: il crollo improvviso dei prezzi della quinoa. Un crollo così forte da rendere i profitti insufficienti a coprire perfino i costi di produzione. E a questo punto viene naturale chiedersi: cosa ha causato una simile svalutazione? La risposta ce la fornisce il Perù che nel 2014 ha scatenato una vera e propria guerra commerciale contro la Bolivia.

La guerra, secondo il quotidiano spagnolo El Mundo, è stata provocata dagli agricoltori peruviani, i quali, ingolositi dai ricchi guadagni derivanti dall’esportazione della quinoa, hanno iniziato a produrne così tanta da diventare, nel giro di pochi anni, i primi produttori al mondo. Primato in precedenza detenuto proprio dalla Bolivia.

Ma è stata solo una vittoria di Pirro, divenuta evidente quando gli Stati Uniti, risentiti per aver ricevuto una quinoa contaminata dai pesticidi, hanno restituito al Perù le sue esportazioni, con conseguente discredito per tutto il prodotto andino.

LA QUINOA BOLIVIANA – LA QUINOA REAL

Tanto è vero che non solo il Perù anche la Bolivia si è vista respingere parte delle sue esportazioni. E ora, oltre a patire il rabasso dei prezzi, teme la concorrenza di nuovi produttori mondiali. Come Canada, Cina, India, Kenya e Italia. Eppure sulla carta non dovrebbe esserci partita, perché la variante boliviana, la quinoa real, ha fama di essere la più buona al mondo. Presenta infatti grani molto grandi; è coltivata quasi interamente a mano; e – cosa più importante – è frutto di una selezione genetica durata miglia di anni. Niente a che vedere quindi con piante nate in laboratorio o produzioni meccanizzate come invece succede altrove.

LA QUINOA BOLIVIANA – QUALE SOLUZIONE 

Per i boliviani quindi la strada da seguire per proteggere le loro coltivazioni è chiara: tornare a una produzione sostenibile che faccia a meno delle sostanze chimiche e che soprattutto assicuri un prodotto di grande qualità. Una strada benedetta da Dio, perché l’unica in grado di garantire la sicurezza alimentare del Paese. Anche nel caso in cui la quinoa venisse tutta esportata o decimata da malattie e condizione climatiche avverse. Rischi che solo un’agricoltura antica e consapevole, che sa integrare lo pseudo cereale con altre colture e soprattutto con l’allevamento dei camelidi, può prevenire. Letto tutto? Ecco la prossima volta che ordinate un hamburger di quinoa, pensateci due volte.

Di Gianluca Bianchini 05/03/2018