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L’ONU PROPONE DI TASSARE DEL 20% E METTERE FOTO CHOC TIPO QUELLE CHE CI SONO NEI PACCHETTI SI SIGARETTE PER I CIBI CHE CONTENGONO GRASSI: NEL  MIRINO PARMIGIANO E OLIO EXTRA VERGINE 

Il parmigiano? Pericoloso. L’olio extravergine? Pericoloso pure lui. E il prosciutto? Idem. Nel mirino anche pasta, pizza e vino. Insomma: mettete più chimica nei vostri piatti e togliete quei prodotti gastronomici che ci invidia tutto il mondo. Tutto il mondo tranne l’Onu.

I signori del palazzone di vetro – che controllano l’Oms (l’organizzazione mondiale della Sanità) ma anche Unesco e Fao – hanno deciso di varare una direttiva in cui si afferma, tra le varie cose, che Grana Padano e Prosciutto di Parma sono dannosi. Al pari delle sigarette. Una follia, null’altro che una follia. Proviamo a capire meglio il perchè di questo attacco.

FOLLIA ONU: BOLLINO VERDE PER LA COCA LIGHT BOLLINO ROSSO PER L’OLIO EVO 

Quando si parla di dieta, regimi alimentari e assunzione di calorie vale sempre lo stesso motto, il sempreverde E’ LA DOSE CHE FA IL VELENO. Tutti d’accordo: mangiare due chili di parmigiano al giorno non fa bene. A nessuno. Mangiarne cento grammi vi farà solo che bene.

Stessa storia per l’olio extravergine, il prosciutto e la pizza. Gli italiani queste cose le sanno. Altrimenti non sarebbe il secondo popolo più longevo al mondo. Ma allora perchè allora questo attacco frontale dell’Onu nei confronti di prodotti che da secoli caratterizzano la nostra dieta?

La direttiva parte con la scusa della lotta a malattie non trasmissibili come cancro, infarti e diabete e il monito ad una dieta migliore.  Ma siamo proprio sicuri? Secondo molti addetti ai lavori il motivo è diverso e ben preciso: dare una spintarella ad un business molto ghiotto. Chiamatelo, se volete, il business della chimica nel piatto. 

FOLLIA ONU: IMMAGINI CHOC SULLE CONFEZIONI COME PER LE SIGARETTE

L’Onu, con l’appoggio dell’Oms, la stessa organizzazione che solo poche settimane fa ha indicato la dieta mediterranea come elisir di lunga vita, sostiene che bisogna ridurre il consumo di zucchero, grassi, proteine animali e carboidrati per abbattere il 20% le morti per patologie non trasmissibili. La proposta prevede una tassa del 20% e sulle confezioni dovranno esserci le stesse immagini di dissuasione che sono state imposte sui pacchetti delle sigarette. Tutta “colpa” di quel grammo in più di sale.

FOLLIA ONU: I NUMERI DELLE MULTINAZIONALI DEL FOOD

Ora mettiamo l’impermeabile da Sherlock Holmes e cerchiamo di leggere quello che sta accadendo con un approccio più malizioso e investigativo. E per farlo vi riportiamo parte di un articolo a firma di Carlo Cambi pubblicato sul quotidiano La Verità  nel quale si dà una lettura a quanto sta accadendo e che risponde ad una domanda: “perchè questo accanimento nei confronti di certi prodotti?”

A spiegarla bastano pochi numeri. Le dieci maggiori multinazionali agroalimentari del mondo fatturano circa 800 miliardi di dollari all’anno – la sola Nestlé ne fattura 400 – ma di continuare a spartire sia pure in piccola parte questi profitti con chi coltiva la terra non hanno più voglia.

Tant’è che di recente la Nestlè si è trasformata da «food company» a «well be company». Che significa? Ha scoperto che dare da mangiare cibo vero agli umani costa troppo: meglio nutrirli con la chimica. L’offensiva è partita con lo zucchero, che viene sostituito dall’aspartame.

Il campo di sperimentazione sono la Gran Bretagna e la Francia, dove sono comparse le famose etichette a semaforo: quelle che dicono che la Coca Cola Light priva di zucchero, ma zeppa di dolcificanti di sintesi, è verde, mentre l’olio extravergine di oliva ha il bollino rosso perché è grasso.

Che il grasso dell’ extravergine sia monoinsaturo con azione anticolesterolo  scientificamente provata, che nell’extravergine ci siano polifenoli antiossidanti e complessi vitaminici che fanno resuscitare i morti, che l’extravergine sia il pilastro della dieta mediterranea non conta nulla!

L’Onu si è fatto agenzia della lobby della chimica e allora si capisce perché la Bayer ha speso 75 miliardi di dollari per comprare la Monsanto (prima multinazionale di produzione di sementi e di Ogm) e la China Chemical ha investito 43 miliardi per accaparrarsi la Syngenta, che è il secondo produttore di Ogm e germoplasma agricolo. È un doppio gioco: se non passa la linea Onu si può avere il controllo sui semi, ma se passa l’opzione chimica allora si può togliere di mezzo l’agricoltura.

Comunque vada, questi hanno il monopolio sui nutrienti. Gli allarmi che periodicamente suonano sul consumo di acqua, di suolo, sulla fame nel mondo, le lusinghe etiche del veganesimo, gli scoop sulle proteine da insetti, in realtà nascondono un solo disegno: omologare i modelli alimentari per poi servirli con cibi (si fa per dire) sempre più a basso costo che non vengono dalla natura, ma dai laboratori. È possono far male più di una sigaretta

Ne è consapevole Luigi Scordamaglia, presidente di Federalimentare (130 miliardi di fatturato di cui 40 dall’export, oltre 6.000 imprese, circa mezzo milione di occupati diretti) che dichiara alla Verità: «Stiamo mettendo in campo un’offensiva diplomatica per fermare questa manovra.

Il governo ci ha dato immediato e pieno appoggio, così il ministro dell’agricoltura Gian Marco Centinaio che ha già aperto un contenzioso in Europa sia per bloccare le etichette a semaforo sia per opporsi alle logiche dell’Onu, così quello degli Esteri Enzo Moavero che ha nominato un ambasciatore apposta, peraltro molto battagliero, all’ Oms e all’Onu proprio su questi temi.

“Come Federalimentare stiamo tessendo un fronte comune con gli agricoltori e in particolare con Coldiretti e con le altre associazioni agricole e produttive europee. Stiamo costruendo un’alleanza mediterranea, ma in Francia abbiamo grandi problemi con il governo. Emanuel Macron è il presidente più distante dall ’ agricoltura e dall’agroalimentare francese che io ricordi».

Ecco la cartina di tornasole che prova come all’Onu della salute importa relativa- mente poco, piuttosto importa compiacere le tecnocrazie e le multinazionali.

La prova? Lo Iea (Insistute of economic affairs) ha calcolato che se venissero tassati al 20% i cibi nella lista nera dell’Onu, ogni anno una famiglia italiana spenderebbe circa 550 euro in più, una americana oltre 600 dollari e una britannica almeno 460 sterline.

Le famiglie italiane avrebbero circa 13,5 miliardi in meno ogni anno da spendere. È chiaro che i consumi si orienterebbero su cibi omologati. È quello che vuole l’Onu. Pardon, l’Omu: organizzazione multinazionali unite!

di Manlio Grey 18/07/2018