RICERCA E QUALITA’: ECCO COME NASCE UNA STEAKHOUSE DI LIVELLO A ISCHIA

CULTURA DELL’ACCOGLIENZA OTTIME BISTECCHE E VINO BUONO SE VOLETE VIVERE UN’ESPERIENZA AFFASCINANTE IN UN’ISOLA CHE  HA FATTO INNAMORARE DI SE’ ARTISTI E POETI DOVETE FAR VISITA AL VECCHIO CAPANNACCIO LA STEAKHOUSE DI ISCHIA DOVE LA BRACE  ARDE TUTTO L’ANNO 

Immaginate di stare in una delle isole più belle d’Italia all’interno di un patio coperto da un pergolato e tutt’attorno uno scenario incantevole: da una parte una montagna rigogliosa, dall’altra un mare azzurro e luccicante. Questo è il panorama che fa da sfondo Al Vecchio Capannaccio, un ristorante dallo stile rustico studiato in ogni minimo dettaglio e con un menù che non ha nulla da invidiare alle steakhouse più blasonate del continente.

Al Vecchio Capannaccio si affaccia sulla via borbonica a poca distanza dal centro di Forio (Napoli), un borgo pittoresco che si erge sul versante nord ovest dell’isola. A gestirlo due veterani della griglia: Carlo Mattera, classe 1988, e Giancarmine Verde, classe 1966.

Carlo e Giancarmine hanno creato questa perla della ristorazione carnivora restaurando quello che un tempo era solo un antico casale. All’inizio hanno proposto una cucina tipica ambientata in una sala arredata  con grande cura: un intreccio di travi in legno, tufo verde ischitano e vecchi attrezzi contadini.

Poi a un certo punto hanno deciso di sfoltire il menù: via il pesce e spazio alla carne, così all’ingresso del locale sono apparse due celle frigo che mettono in vetrina il meglio delle lombate nazionale e internazionali.

Al Vecchio Capannaccio
Ciro Caserma, chef de Al Vecchio Capannaccio

AL VECCHIO CAPANACCIO

“Ischia è un’isola con oltre 60 mila abitanti quindi la nostra proposta ristorativa ha i numeri per reggere tutto l’anno,” afferma Carlo, il quale se non smette mai di lavorare, a parte qualche pausa sacrosanta, non può  negare un dato oggettivo: d’estate si guadagna di più con i turisti che con gli ischitani.

“D’estate i turisti rappresentano il 70% della nostra clientela,” conferma Carlo, il quale spiega anche cosa lo ha spinto a proporre tante lombate marezzate e frollate a regola d’arte. “All’inizio i turisti sono attratti dal piatti locali poi però vedendo le bistecche cuocere sulla brace cominciano ad ordinare anche queste”. Insomma, se in un primo momento i turisti ordinano piatti come il coniglio all’ischitana poi ispirati da una griglia a vista ordinano anche costate e fiorentine.

La selezione del menù è ampia. Accontenta tutti i gusti e abbraccia quasi tutti i continenti: Angus spagnolo e sudamericano, scottona danese e polacca, Sashi finlandese, Pezzata Rossa italiana e Black Angus dagli Stati Uniti. Non manca il Wagyu, compreso quello svedese, una chicca fuori menù che si distingue per un grasso giallo dal colore molto intenso.

AL VECCHIO CAPANNACCIO 

Le bistecche mettono in risalto non solo la bontà del menù ma anche la sua autenticità. Al Vecchio Capannaccio tutto è a vista, dalla preparazione alla cottura della carne. In sala, infatti, campeggiano due celle frigo: una per la frollatura e una per le lombate già pronte; una vetrina contenente salumi e formaggi locali; e c’è pure l’angolo per la preparazione degli antipasti (tartare e carpacci) e una griglia a carbone dove sfrigolano invitanti tomahwak, entrecôte e filetti. Per quanto riguarda la carta vini, propone tante etichette italiane e straniere, con un focus importante sui calici campani e ischitani.

Al Vecchio capannaccio ogni giorno si servono 180 coperti; la clientela è varia composta da isolani e turisti, per metà italiani e per metà stranieri, per metà uomini e per metà donne. Coppie, famiglie, gruppi di amici vengono qui per trascorrere una serata all’insegna della buone bistecche e del relax. La soddisfazione è altissima grazie all’estro di Ciro, il grigliatore, e alla bravura del personale. In primis Carlo e Giancarmine, che hanno fatto della cultura dell’accoglienza il loro credo imprescindibile.

di Gianluca Bianchini 21/07/2022