PERCHE’ IL CHIANTI HA ROTTO IL CACTUS

IL CHIANTI HA FATTO LA STORIA VITIVINICOLA DEL NOSTRO PAESE E’ QUINDI UN SIMBOLO DELL’ITALIA NEL MONDO MA RICORDIAMOCI CHE IN TOSCANA CI SONO ALTRE PRODUZIONI INTERESSANTI SPESSO ANCHE MIGLIORI DI UN CHIANTI DI SERIE B

La scena è più o meno questa: ristorante, lui e lei alla prima uscita. La carta dei vini finisce in mano al cavaliere che per non rischiare va sul sicuro e posiziona l’incerto dito su un Chianti da 10 euro. Lei annuisce, non fosse altro perché ne sa meno di lui, però entrambi, almeno una volta nella vita, hanno sentito parlare del Chianti e quindi quella scelta, presumono, sarà sicuramente meno pericolosa di altre.

Sono certo che tantissime persone si sono ritrovate in imbarazzo di fronte ad una carta vini di cui conoscevano a male pena il 10%, non dico delle etichette ma dei vini. Ed è in questa situazione che il Chianti con la sua nomea offre una sicura “Exit Strategy”. Senza sapere però che anche questo vino blasonato a volte lascia a desiderare e quindi, sappiatelo, ogni volta che qualcuno si rifugia in un Chianti (economico) rischia una duplice impresa: ordinare una bottiglia mediocre e al contempo azzoppare quei produttori che con grande passione producono vini di qualità e che non sono Chianti (e ce ne sono ragazzi, ma tanti che non avete idea).

Ecco perché, da questo punto di vista, il Chianti ha rotto il cactus. Quasi che andrebbe vietato farlo ordinare a chi di Bacco e dintorni capisce ben poco. Ma non si può. L’unico rimedio quindi è spiegare che cosa è davvero il Chianti e quali alternative si possono proporre a questo nettare che quando è di qualità, ricordiamolo, non è inferiore a nessuno.

Foto by Altroconsumo

CHIANTI, SUPER TUSCAN E CHIANTI CLASSICO

Questo entusiasmo però, quello di aver ordinato per 10 euro una bottiglia, si spegne al primo assaggio e a quel punto parte una scontata quanto inutile litania: “ma poi il Chianti – fa il cavaliere alla sua dama – non è che sia questo gran vino come si racconta”. Sì è vero il Chianti non è sempre questo gran vino ed è anche vero che quando delude  – e lo fa quando costa 10 euro o giù di lì – tanto vale ordinare altri calici più interessanti.

Magari affidandosi a un sommelier, il quale, da esperto, proporrà un’alternativa in base alle disponibilità e quindi alla nostra coppia, ad esempio, proporrà un Bolgheri economico e non certo un Bolgheri Super Tuscan. I Bolgheri Super Tuscan, per chi non lo sapesse, sono vini di pregio nati in provincia di Livorno e non classificati Docg, perché prodotti con uve francesi e non col Sangiovese che è il vitigno tipico della regione (e del Chianti).

Ma prima di parlare delle alternative al Chianti è doveroso spiegare la complessità della sua realtà. Una realtà che, sottolineiamolo, si divide in due grandi denominazioni: il Chianti, un vino meno pregiato e dalla dimensione più quotidiana, e il Chianti Classico che invece è un nettare nobile e di caratura decisamente superiore.

Chianti
Un vigneto del Chianti

DIFFERENZA TRA CHIANTI E CHIANTI CLASSICO

“Il problema del Chianti, che va detto è un vino di fama mondiale, è che in passato non è stato né prodotto né venduto bene e questo aspetto ha senz’altro limitato le sue potenzialità commerciali,” afferma Francesca Piromalli, 37 anni, sommelier e rappresentante di vini. Per comprendere quello che Francesca ci vuole dire dobbiamo partire dai vigneti di queste due grandi denominazioni.

Entrambi ricordiamolo sono prodotti con uva Sangiovese. Ma mentre i primi si sviluppano su un’area collinare, distribuita prevalentemente tra le provincie di Firenze e Siena, con un terreno più ricco di minerali e che da modo alle radici della pianta di scendere più in profondità in diversi strati di terreno, i secondi, invece, sono collocati su terreni pianeggianti, meno generosi e che quindi non consentono alle viti di acquisire quel nutrimento necessario a produrre un grande vino.

Chianti
Chianti, un vino che si può affinare

IL DIFETTO DEL CHIANTI

Oltre a questo limite naturale se ne deve aggiungere un altro che invece dipende dai produttori. “Il Sangiovece – ci spiega Francesca – è un’uva che va aspettata, che ha bisogno di tempo per esprimere quegli aromi e soprattutto quell’equilibrio che gli permette di fare il salto di qualità”. Spesso invece succede che i produttori per rientrare nei costi imbottigliano e vendono subito il prodotto, quando invece quelle bottiglie dovrebbero essere lasciate in cantina a maturare per almeno 4 o 5 anni. “Il risultato – spiega Francesca – è che questo vino spesso ha un sapore squilibrato e spigoloso e per questo a tanti non piace”.

Chianti
Un vino che sta migliorando

QUALCOSA STA CAMBIANDO

Oggi però la mentalità dei produttori sta cambiando, tanto è vero che “le bottiglie di Chianti – osserva Francesca – arrivano a costare anche 18 euro quando fino a qualche anno fa il prezzo medio era di 9 euro”. Questo significa che la produzione del Chianti si sta affinando, ovviamente la qualità non raggiungerà mai la raffinatezza e l’eleganza del Chianti classico, ma la strada tracciata è quella giusta, una strada che rispetta i tempi del vino per far sì che diventi più armonico e complesso e quindi più vicino al gusto dei consumatori. Un esempio su tutti è il Chianti prodotto dalla cantina Podere Alberese prodotto con un 10% di uva Foglia Tonda (e con un 90% di Sangiovese) e che, nonostante sia un vino da tutti i giorni, spicca per eleganza, freschezza e una nota erbacea.

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Calice di Super Tuscan, foto by Alimentazione Sana

LE ALTERNATIVE AL CHIANTI

Ma se proprio il Chianti vi ha deluso e non volete saperne nemmeno di quello classico, allora il consiglio è di provare i Bolgheri le cui bottiglie più pregiate vengono definite Super Tuscan. Cosa sono? I Bolgheri Super Tuscan sono vini prodotti con tagli bordolesi ovvero assemblando quelle uve francesi con cui in genere si fa il Bordeaux. Nascono nell’alta maremma e precisamente nella zona di Bolgheri, una frazione del comune di Castagneto Carducci in provincia di Livorno.

Qui i vitigni di Cabernet sauvignon, Merlot e Cabernet Franc negli anni hanno sostituito quelli del Sangiovese, dando vita a bottiglie di assoluto valore. Bottiglie con nettari robusti, corposi ma soprattutto eleganti. Tra i Bolgheri Super Tuscan molto apprezzato è il Sassicaia, per molti critici uno dei migliori rossi al mondo. Ma di grande pregio sono anche l’Argentiera, il Guado al Tasso e il Tignaniello. I Super Tuscan inoltre sono prodotti anche in altre aree della Toscana.

Con questi vini però siamo al Top del top della degustazione e siccome non tutti possono permetterseli, sappiate che ci sono Bolgheri più economici realizzati (anche) col sangiovese e che meritano sicuramente un assaggio. “In particolare quelli di Michele Satta e Fabio Motta, – consiglia Francesca – sono entrambi vini complessi, ma mentre quello di Michele è più rustico e generoso, quello di Fabio invece è più elegante e moderno”.

Insomma, buono il Chianti ma in Toscana c’è tanto altro. Abbiamo parlato dei vitigni di Bolgheri baciati dal sole e che sentono il mare respirare, ma avremmo potuto parlare anche del Montepulciano nobile o del Brunello di Montalcino e di tanti altri vini ancora. E in fondo proprio questo è il bello della Toscana, quello di avere tanti produttori appassionati, terroir diversi e meravigliosi e soprattutto calici che regalano sensazioni sempre nuove e appaganti.

di Gianluca Bianchini 29/09/2020