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ABBIAMO DAVVERO BISOGNO DELLA BISTECCA IN POLVERE?

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VALERIO BRASCHI  SE NE INVENTA UN’ALTRA DELLE SUE: DOPO LA LASAGNA IN TUBETTO E LA CARBONARA LIQUIDA ARRIVA LA BISTECCA IN POLVERE. MA SERVE A QUALCOSA O E’ SOLO UN MODO PER DIVENTARE VIRALI? 

Conoscete Valerio Braschi? Se la risposta è affermativa vuol dire che siete sul pezzo. Se non lo avete mai sentito nominare ve lo presentiamo noi: è stato il più giovane vincitore di Master Chef Italia (sesta edizione). Il grande pubblico ha iniziato a conoscerlo da quel momento. Finita l’esperienza con il reality ha lavorato a Roma e ora lavora al ristorante Vibe di Milano.

E’ romagnolo e non ha smesso di far parlare di sè. Ha capito come rimanere Personaggio dopo essere diventato personaggio. Per riuscirci ha deciso di provocare costantemente, alzando l’asticella e usando bene i social. Di lui infatti, oltre alla vittoria a Master Chef, si ricordano la lasagna in tubetto e la carbonara liquida. Provocazioni gastronomiche che piacciono molto ai social e incuriosiscono i clienti. Ora ne ha lanciata un’altra delle sue: la bistecca in polvere. Dentro una bustina. Da servire ai clienti come amuse bouche appena si siedono.

Lo spiega lui stesso in un video apparso su TikTok. Dal grasso della Rubia Gallega ottiene una polverina dall’inconfondibile sapore di bistecca. Basta questo per attirare l’attenzione e scalare le view di TikTok e, come si dice ai tempi dei social, diventare virali.

Valerio Braschi – bistecca in polvere

ABBIAMO DAVVERO BISOGNO DELLA BISTECCA IN POLVERE?

Bravo Valerio, hai raggiunto lo scopo. Far parlare nuovamente di te. In questo non sei secondo a nessuno. Ma ora, domandiamoci: serve realmente a qualcosa questa bistecca in polvere? Porta del valore aggiunto nel meraviglioso mondo carnivoro italiano? Ha senso polverizzare del grasso e metterlo in bustina?

Provate a servire una bistecca in polvere in qualche trattoria maremma. Il rischio che ve la tirino appresso insieme a qualche bestemmione con la c aspirata è dietro l’angolo. Siamo il paese dei Guelfi e dei Ghibellini, della fazioni, dei litigi su tutto. Siamo il paese che a volte a costo di difendere la tradizione ci tappiamo gli occhi e ignoriamo il futuro. Siamo anche il paese dove se qualcuno fondasse il partito LA CIPOLLA SULLA CARBONARA NON SI METTE prenderebbe il 90% dei consensi (e avremmo finalmente una governo stabile voluto da tutti). Se tocchi la tradizione, scateni la reazione. E spesso la reazione è di pancia e urlata.

Valerio Braschi

VIVA LA TRADIZIONE ABBASSO BRASCHI? 

Possiamo quindi concludere questo articolo con un liberatorio “Viva la tradizione e abbasso Braschi?” Anche no. Qui siamo a Milano, mica ad Orbetello Scalo. Qui si osa, le provocazioni sono sdoganate e rappresentano la moneta corrente del linguaggio gastronomico di questa città. Le trasgressioni di questo chef hanno poi un loro perchè. A volte sono provocazioni fine a se stesse, altre volte servono a stimolare e lanciare la nostra coscienza gastronomica oltre l’ostacolo. Sotto sotto, questa bistecca in polvere ci piace.

Ci piace perchè utilizza, in modo alternativo e creativo, il tanto vituperato grasso della bistecca. E non è necessariamente un male. Ricordate, “non è grasso, è sapore” è una delle frasi che ripeto sempre quando nei miei video su Youtube assaggio il grasso delle bistecche. Se la polverina di Braschi serve a corroborare questo messaggio ben venga.

Sono certo che le fichette milanesi che hanno come (pessima) abitudine di lasciare nel piatto il grasso della bistecca saranno invece ben felici di gustarlo dalla bustina. Contente loro, contenti noi. Dalla polverina al grasso vero il passo potrebbe essere breve (e lo speriamo tanto).

E ancora: se anche solo un cliente del giovane chef verrà a conoscenza della Rubia Gallega grazie a questa polverina allora avrà fatto un’ottima opera di “evangelizzazione carnivora”. La Rubia, razza nobile di origine spagnola, è una carne ottima e in Italia non è conosciuta massicciamente come la Chianina. Maggiore conoscenza porta maggiore consapevolezza. In un’epoca storica in cui la carne viene speso additata come responsabile di tutti i problemi dei pianeta quello che ci vuole è proprio maggiore consapevolezza. E un carnivoro consapevole è quello che ci vuole per affrontare le nuove sfide gastronomiche.

Ora Braschi non deve fermarsi a questa polverina. Ne vogliamo altre: di Chianina, di Angus, di Wagyu. E magari di animali grass fed e di allevamenti etici. Per assaggiare, capire e gustare grassi diversi. Per stupirci della complessità di certi gusti e della differenza tra le varie razze. Dai Valerio, stupiscici ancora. E speriamo che altri ristoranti inizino ad imitarti.

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