•  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  

DALLA MANNAIA AL MOUSE PASSANDO PER IL BANCONE DELLA SUA MACELLERIA FINO AD UN SITO INTERNET CURATO E AD UN BLOG SEMPRE AGGIORNATO : ABBIAMO INCONTRATO ANDREA LAGANGA IL MACELLAIO DEL FUTURO 

La mannaia è il comune denominatore di sempre. Le bistecche non si taglieranno mai da sole. Difficile che un  app possa sostituire l’artigianalità. Quella non passerà mai di moda e non verrà mai sostituita. Ma alle lame di coltelli affilati, e allo maestria di saperli gestire, negli anni si sono affiancati altri strumenti.

Se vogliamo “immateriali” ma che, quando si traducono nella realtà, permettono di lasciare un impatto differente sul proprio lavoro. E quindi un impatto tangibile, reale, oggettivo. Inutile elencarli, li conoscete: blog, social e hastag. Inutile anche star qui a ripetere che oggi, qualunque lavoro si faccia, essere bravi a gestire questi strumenti di comunicazione è indispensabile se non fondamentale. Almeno si vuole declinare il proprio lavoro al futuro.

ANDREA LAGANGA : IL MACELLAIO DEL FUTURO CHE LOTTA CONTRO QUELLO DEL PASSATO 

Colpa un modello spesso caricaturale, siamo sempre stati portati a pensare al macellaio come un personaggio poco colto e ruvido. Sorridiamo ancora oggi quando d’estate ci riprongono “Rimini Rimini” e ritroviamo i ruspanti “fratelli Bove” o quando pensiamo al Macellaio di “Compagni di Scuola” la cui risata era grassa e quasi sempre inopportuna. Lo stereotipo era sempre lo stesso: personaggi ruspanti, poco inclini al bonton e sempre con la camicia sbottonata oltremodo.

Oggi la figura del macellaio è decisamente cambiata. Certo, si trovano in giro dei personaggi ancora ruspanti, ma la media rispetto a dieci-quindici anni fa si è alzata. Merito anche di personaggi come Andrea Laganga. Classe 1981, maremmano, figlio di macellai. Oggi lo trovate al banco della macelleria di famiglia a Grosseto. E per noi Andrea rappresenta un ottimo modello da cui partire per parlare del “macellaio del futuro”. Non l’unico modello, sia chiaro. Ma un buon modello.

ANDREA LAGANGA E LA FIGAGGINE DEL SUO STILE

Il personaggio mi incuriosì quando, per pura casualità, mi imbattei nel suo rinnovato sito internet. Uno come me, che ha trascorso anni lavorando con agenzie di comunicazioni ingaggiate da grossi clienti internazionali, è molto sensibile a questi cose. Perché mai un macellaio dovrebbe tirare su un sito internet che ha più o meno gli standard di “figaggine” di grossi marchi?

La risposta me la immaginavo: “se la bistecca che vendo al banco, oltre che buona, deve essere anche bella, preciso e curato deve anche essere il modo con il quale questa bistecca la racconto“, mi spiegò lui con  il suo fare pacato ma deciso.

In Italia siamo convinti che il macellaio venda carne e punto. In realtà noi siamo molto di più, o meglio, puntiamo ad essere molto di più. In alcuni paesi la figura del macellaio è considerata in maniera diversa, migliore, rispetto all’Italia. La differenza è tra sentirsi macellai e sentirsi buthcer”. Qualcuno dirà: “eccone un altro che usa l’inglese per darsi un tono”.

ANDREA LAGANGA : LA DIFFERENZA TRA IL BUTCHER E IL MACELLAIO 

In realtà la differenza tra “butcher” e “macellaio” è tanta. I Fratelli Bove di “Rimini Rimini” e il rozzo e arricchito personaggio di “Compagni di Scuola” erano macellai e, anche se avessero voluto, sarebbero rimasti tali. Non avevano gli strumenti culturali per l’upgrade. Avevano solo la mannaia.

Il nostro Laganga parte invece dalla mannaia e ci mette a fianco tanta bella comunicazione. Curata, precisa e dettagliata. Ha un sito ben fatto, un blog dove narra la carne, cura i social come fosse un professionista della comunicazione, studia, racconta, viaggia e approfondisce.

La sua macelleria è oggettivamente bella, i feedback dei clienti sono positivi, l’ambiente, sempre parco nei complimenti, di lui ha una buona considerazione. Ha una sua rubrica su Eurocarni , mensile specializzato del settore, e come può mette il naso fuori da Grosseto. E’ una spugna: che la sua meta sia Londra o Canicattì non importa. Viaggia, osserva, valuta, fa la sua sintesi e poi ci racconta il suo punto di vista. A me piace considerarlo un “narratore della ciccia”.

ANDREA LAGANGA : LA NAZIONALE ITALIANA DEI MACELLAI

Non so con quali occhi gli altri macellai d’Italia guarderanno Andrea, ignoro se queste righe susciteranno invidia o se, come spero, possano essere di spunto affinchè qualche suo collega possa iniziare un percorso del genere. Non è necessario copiare, basta prendere spunto.

Andrea Laganga a sinistra – con la Nazionale Macellai Italiani

Che anche da lui partisse il progetto della Nazionale dei Macellai italiani era prevedibile. Un agguerrito e competente gruppetto di macellai che, indossando il tricolore, per la prima volta è andato a far vedere le loro capacità in Irlanda del Nord per partecipare ai campionati mondiali.

Al di là della buona retorica che ha accompagnato l’evento e la sua narrazione – la gara, la trasferta, il pathos, la classifica finale – nella voglia di misurarsi con un altro mondo e confrontarsi con altri colleghi, ho segnali di una categoria che vuole cambiare e raccontarsi in modo diverso.

Mark Twain, saggista statunitense vissuto a metà del 900, era solito affermare che “Un fatto non narrato non esiste”. Se ci pensate è la stessa cosa per quanto riguarda il mondo della macelleria in Italia. Se non racconti, non ci sei. Se non racconti, non esisti. Una volta era più facile: bastava mettere un cartellino al banco. Taglio e prezzo al kg. Oggi la pratica è un tantinello più impegnativa. Ma i risultati, se si racconta bene un fatto, ripagano di ogni sforzo. E se non siete ancora convinti guardate Andrea.

di Michele Ruschioni 19 Novembre 2018