BASTA REEL COMICI NEI RISTORANTI! MI UNISCO AD UN CORO CHE LA CRITICA GASTRONOMICA STA FINALMENTE SOLLEVANDO: BASTA VIDEO DI INUTILI BALLETTI DENTRO I RISTORANTI
Un ristorante non è un teatro dove si esibiscono attori. Un ristorante non è nemmeno una scuola di regia dove si studia per imparare il mestiere del regista. Ma va??? Abbiamo appena scoperto l’acqua calda, vero? Cioè, noi lo sappiamo. Chi, pare, abbia dimenticato questo concetto elementare sono proprio i ristoranti. O meglio, i ristoratori che sui social da qualche annetto a questo parte si improvvisano attori, comici, registi, cabarettisti.
Questo è quello che da qualche annetto si vede sui social. Da qui la domanda: ma servono a qualcosa tutti ‘sti video di balletti discutibili e di copioni recitati male? Ognuno risponda come vuole. Per me non servono a nulla. La pensa così anche Salvatore Cosenza, giornalista, che dal suo blog ha lanciato l’offensiva contro “l‘imbarazzante deriva dei reel comici nei ristoranti“.
Scrive Cosenza ” a giudicare dai trend social in ambito gastronomico, sono proprio le scenette trite e ritrite, degne dei peggiori villaggi turistici, ad andare per la maggiore. Ristoratori, chef o personale di sala che iniziano a ragionare da influencer, facendo di tutto per ottenere visualizzazioni e seguaci. Il risultato? Sketch agghiaccianti, privi di senso alcuno, compreso quello dell’umorismo. Il grande interrogativo è uno: perché?”

La risposta la ipotizziamo noi. I ristoratori, incautamente, si sono sempre più affidati ad agenzie più o meno qualificate per gestire i loro social. Ma le agenzie veramente qualificate sono poche e costano (tutti bravi a fare due foto con una video camera da 3K ma quelli bravi ad avere un’idea fica e che sanno di gastronomia si contano sulle dita di una mano).
Personalmente ho lavorato con un videomaker-registra tra i più bravi in Italia, ma non sapeva distinguere un uovo sodo da una coscia di pollo e mai gli avrei dato lo sviluppo di un piano di comunicazione per un ristorante in mano, della serie “metti a fuoco, ma lascia stare il fuoco”.
Quindi l’acqua scarseggia e la papera non galleggia. Tradotto: poche idee e scopiazzate in giro. Siccome lo sport più diffuso tra i mediocri è lo scopiazzamento ecco che le agenzie hanno cominciato a proporre tutti gli stessi siparietti. E i ristoratori, che già di loro hanno poco tempo e molti cazzi, hanno iniziato ad obbedire e, si fa per dire, recitare.
Scrive Valentina Dirindin su Dissapore (sì, perchè anche Dissapore ha affrontato il tema mettendosi in scia di Cosenza): “ davvero un balletto di TikTok racconta qualcosa su chi siete, su che cucina fate, su perché un cliente dovrebbe scegliervi per un pranzo o per una cena? Permettetemi di dubitarne, soprattutto quando quel balletto di TikTok me l’hanno riproposto in diecimila, e già mi aveva stancato la prima volta, figurarsi la millesima“. Se Dissapore dubita, Braciamiancora ne è certo: no, non servono. Non servono a nulla. Servono a far vedere a chi vi gestisce i social che stanno facendo qualcosa.

SE PROPRIO DOVETE… FATELO COSì
Se proprio volete comunicare, fateci entrare dentro la vostra storia. Raccontateci da dove arrivate. Perché avete aperto. Cosa vi ossessiona davvero quando accendete il fuoco o entrate in cucina. Dateci delle biografie, non delle scenette. Dateci dei piatti, non delle recite alla Neri Parenti.
Cambiate proprio la natura della vostra comunicazione. Smettete di inseguire la risata sforzata e iniziate a costruire qualcosa che resti. Che abbia peso. Che dia valore aggiunto. Che porti gente vera, con fame vera, seduta ai vostri tavoli. E se non sapete da dove partire, fate una cosa semplice: scriveteci. Mandate una mail. Ve lo spieghiamo noi.
Perché altrimenti il rischio è uno solo: fare la fine di Pierino PSG. Se non sapete chi è, vuol dire che avete passato troppo tempo a girare video comici e troppo poco a capire chi stavate diventando.

