CHI CI GUADAGNA ORA CHE L’ITALIA VENDE LA CARNE DI MAIALE IN CINA?

UDITE UDITE: LA CINA HA FINALMENTE APERTO LE PORTE ALLE NOSTRE ESPORTAZIONI DI CARNE SUINA E LA COSA NON SUCCEDEVA DA 15 ANNI: MA CHI CI GUADAGNERA’ DAVVERO? 

La Cina è uno dei maggiori consumatori di carne suina al mondo e il maiale è presente in tantissime ricette cinesi. Che la proposta culinaria sia cheap o expensive, popolare o gourmet il comune denominatore è sempre il maiale. In tutte le salse. Solo che la materia prima da qualche tempo da quelle parti scarseggia: un’epidemia di peste suina proveniente dall’Africa sta infatti decimando gli allevamenti nazionali e non sembra volersi arrestare. Una calamità per le famiglie cinesi che da sempre vivono di questo animale.

Per proteggere la prosperità delle sue tavole Pechino è quindi costretta a rivolgersi all’estero per cercare partner commerciali che possano esportare in Cina la tanta ricercata carne suina. Fra questi c’è finalmente anche l’Italia.

ESPORTAZIONE DI CARNE SUINA IN CINA : I TERMINI DELL’ACCORDO

A sbloccare le nostre esportazioni in Cina è stata la scomparsa dell’ultimo focolaio di malattia vescicolare suina in Calabria. Una condizione che di fatto apre al commercio coi paesi terzi. Tanto che a marzo 2019 è arrivato finalmente l’accordo tra il ministero della salute e l’amministrazione delle dogane cinesi.

L’intesa, firmata rispettivamente dal ministro Giulia Grillo e l’ambasciatore Li Ruiyu, consente di esportare carne suina congelata a condizione che vengano rispettati tutti i requisiti richiesti; che vengano cioè garantite tutte quelle informazioni relative a macellazione, lavorazione e tracciabilità delle carni. Compresi controlli veterinari e ispezioni in sede.

I vantaggi derivanti dall’accordo sono evidenti: la Cina è il primo Paese non europeo per consumo pro capite di carne suina e finora ha importato solo il 7% del suo fabbisogno complessivo. Lo scambio con Pechino nasce quindi sotto i migliori auspici, ma una cosa appare ancora poco chiara: chi ci guadagnerà veramente, i grandi allevatori, quelli che posseggono centinaia se non migliaia di capi, o anche i piccoli, che gestiscono invece solo pochi animali?

ESPORTAZIONE DI CARNE SUINA IN CINA : CHI PUO’ ESPORTARE

Per rispondere a questa domanda dobbiamo partire da una premessa: con la Cina possono commerciare solo gli stabilimenti abilitati. Cosa significa? Significa che questi stabilimenti devono essere registrati in apposite liste.

“In genere – spiega Davide Calderone, direttore di Assica (Associazione Industriali delle Carni e dei Salumi) – fra paesi con rapporti di equivalenza esiste un accordo di prelisting tramite il quale l’autorità competente, nel nostro caso il ministero della salute, mette gli stabilimenti in lista in base ai requisiti richiesti dai paesi terzi. In altri casi, e la Cina rientra fra questi, sono i paesi terzi a inserire gli stabilimenti in lista dopo visita ispettiva”.

In breve quindi l’iter funziona così: possono fare domanda per esportare in Cina tutti i macelli riconosciuti ai sensi della vigente normativa sanitaria (italiana); il ministro della salute li inserisce poi in un elenco di stabilimenti che possono essere visitati; e infine, se rispettano tutti i requisiti, gli ispettori cinesi danno il permesso ad esportare.

Davide Calderone, direttore di Assica

ESPORTAZIONE DI CARNE SUINA : I BENEFICI STIMATI

Ma torniamo alla nostra domanda: chi beneficierà davvero da questo accordo? “Tutta la filiera – risponde Calderone – perché quando si apre il mercato ci sono più sbocchi per tutti, si registrano più vendite e quindi tutto il settore respira meglio”. Calderone inoltre stima che per quest’anno saranno coinvolte una decina di aziende per un fatturato complessivo che si aggira attorno ai 50 milioni di euro.

Non proprio una grossa cifra, è vero, ma ricordiamo che l’Italia paga un forte ritardo. Per 15 anni non ha potuto commerciare con Pechino e ora deve competere con Paesi che godono di rapporti ben più consolidati. Spagna Germania e Danimarca in Europa. Stati Uniti e Brasile Oltreoceano.

Un ritardo dunque non facile da recuperare soprattutto se si aggiunge che l’Italia non è mai stato un paese esportatore di carne suina. “La nostra forza di settore – sottolinea Calderone – consiste nel produrre salumi, perché in realtà siamo trasformatori. Ma per produrli dobbiamo importare suini visto che non ne abbiamo a sufficienza”.

ESPORTAZIONE DI CARNE SUINA : QUALI PRODOTTI ESPORTEREMO

Ma visto che già esportiamo salumi, che cosa esporteremo davvero in Cina? Esporteremo quei prodotti che qui in Italia sono di “nicchia” perché legati a feste e tradizioni locali. “Mi riferisco – afferma Calderone – in particolare alle parti finali del maiale. Ad esempio code e zampette. Prodotti che in Italia hanno poco mercato ma che in Cina invece sono ancora molto apprezzati. E che per noi, non scherziamo, rappresentano un importante valore aggiunto, perché si trasformano in profitto quelli che in genere sono costi di smaltimento”.

L’accordo non fissa limiti all’esportazione, ma le aziende coinvolte dovranno comunque essere in grado di soddisfare le richieste di mercato. “I requisiti veterinari – conferma Calderone – non sono legati né alla dimensione né ai livelli produttivi. Ma è chiaro che lavorare coi paesi terzi significa dare garanzie di continuità. Ad esempio, se si sottoscrive un contratto per duemila chili di carne al mese se sei piccolo non ce la fai. Il cliente ti esaurisce tutte le scorte in poco tempo”.

Insomma, se è evidente che tutta la filiera beneficerà da questo nuovo accordo, è altrettanto evidente che un piccolo allevatore, con soli tre maiali e per giunta senza mattatoio, direttamente e nel breve non potrà mai ambire ad esportare.

Di Gianluca Bianchini 30/04/2019