L’ETICA VEGANA AL SOLDO DI UNA MULTINAZIONALE DELLA CARNE

UNO TRA I PIU’ GRANDI PRODUTTORI DI CARNE AL MONDO HA ACQUISTATO UN’AZIENDA EUROPEA CHE PRODUCE CIBI ETICI EPPURE NON SI E’ LEVATA NESSUNA PROTESTA, PERCHE’? SI TRATTA DI MANCANZA DI CORAGGIO O DI SEMPLICE INCOERENZA VEGANA? 

Da tempo ormai l’industria alimentare sta cambiando volto per offrirci una tipologia di prodotti sempre nuovi, per lo più di origine vegetale, e quindi sostitutivi della carne. Se prima però hamburger e polpette di soia erano prodotti esclusivamente da aziende etiche, di ispirazione vegana, ora quegli stessi alimenti arrivano anche dai grandi colossi della carne classica.

Penso ad esempio a Gargill, entrata nel mercato vegetale a inizio del 2020 o a Tyson Food che ha annunciato il suo (nuovo) ingresso in questo settore solo qualche settimana fa. Nel mese di aprile però abbiamo appreso anche un’altra notizia molto interessante, ovvero che JBS, il più grande produttore di carne brasiliano, ha acquisito per 341 milioni di euro Vivera, un’azienda olandese leader in Europa nella produzione di alimenti veg.

Incoerenza vegana
Barbecue vegano

NESSUNA PROTESTA PER L’ACQUISIZIONE DI VIVERA

Non so se vi ricordate il filetto vegetale che replica l’effetto sangue grazie al succo di barbabietola contenuto al suo interno, ecco questo prodotto se lo è inventato proprio la casa olandese che detiene importanti quote di mercato, oltre che in patria, anche in Germania e in Inghilterra.

A nostro avviso la notizia dell’acquisizione di Vivera colpisce perché mette in luce tutta l’incoerenza vegana. Non si sono, infatti, levate proteste contro questa operazione di mercato, un mutismo davvero sconcertante che non gioca certo a favore della credibilità dei vegani.

Eppure motivi per sollevare critiche e discussioni anche abbastanza accese ce ne sarebbero stati, non solo per le diverse filosofie rappresentate delle due aziende, ma anche perché JBS in passato non ha certo brillato per condotte immacolate.

Incoerenza vegana
Fake meat prodotta dall’azienda olandese Vivera

JBS, I VEGANI E L’AMAZZONIA FERITA

Perché JBS dovrebbe fare arrabbiare i vegani? Perché questa azienda qualche anno fa è stata coinvolta in gravi scandali legati alla deforestazione dell’Amazzonia. Più nello specifico si è approvvigionata con bovini provenienti da aree disboscate protette oppure da aree deforestate illegalmente. Solo per il primo caso l’IBAMA, l’agenzia ambientale del governo brasiliano, parla di una cifra consistente, pari a 59 mila capi.

Ma probabilmente il quadro è molto più fosco. Le ONG, infatti, indicano alcune compagnie legate a JBS come dirette responsabili della deforestazione dell’Amazzonia. E lo sarebbero per almeno 30 mila ettari ogni anno. Un’area grande più o meno quanto la città di Brindisi e che nell’arco di un decennio si estenderebbe fino a occupare una superficie pari all’intera provincia di Campobasso.

A tutti questi dati potremmo poi aggiungere anche le 27 mila tonnellate di carne bovina fornite annualmente all’Italia, di cui almeno la metà finiscono al consorzio per la tutela della bresaola della Valtellina. Insomma, vegani o non, motivi per arrabbiarsi con JBS ce ne sono eccome. Eppure non una sola critica che avesse una qualche rilevanza mediatica è stata sollevata per l’acquisizione di Vivera. 

Incoerenza vegana
Bovini allevanti in aree sottratte alla foresta amazzonica

PERCHE’ ACQUISIRE UN’AZIENDA VEGANA IN OLANDA

Tornando all’Amazzonia, sappiamo per quale motivo il polmone del pianeta continua a restringersi. Molte aree vengono disboscate per fare spazio alla soia, tanto che questa monocultura si è estesa per ben 46 milioni di ettari. Un’aria immensa che comprende territori di vari stati sudamericani (Uruguay, Argentina, Paraguay, Bolivia e Brasile). Non a caso si parla di Repubblica unita della soia.

La monocultura però non è immune da critiche. Senza approfondire troppo l’argomento si può dire che se da una parte crea ricchezza, dall’altra invece mette a rischio la biodiversità causando anche l’esodo delle comunità contadine.

Tutto questo avviene con la benedizione dei grandi traders, primo fra tutti Cargill, che fa arrivare il legume sudamericano in vari porti europei, tra cui uno dei più importanti è quello di Rotterdam. Rotterdam dista solo 160 km da Holten, la città dove ha sede lo stabilimento di Vivera. L’Olanda quindi è un hub perfetto per i giganti dell’industria alimentare.

Sembra quasi una testa di ponte per inondare di soia sia l’Inghilterra che la Germania, i due paesi con più vegani al mondo. Solo che la soia nei supermercati britannici e tedeschi arriverebbe sotto un’altra forma, quella dei fake hamburger.

Se ciò avvenisse, conquistando poi l’intera Europa, sarebbe senz’altro un successo. Un successo ottenuto però seguendo rotte incompatibili con la filosofia veg. Per questo il loro mutismo mi appare incomprensibile e parlo di incoerenza vegana.

Incoerenza vegana
Gli hamburger vegetali saranno prodotti anche dai giganti della carne classica

I FAKE HAMBURGER E L’INCOERENZA VEGANA

Qualcuno potrebbe obiettare che gli hamburger vegetali prodotti per conto dei giganti dell’industria alimentare avrebbero comunque un grande merito: quello di abbattere il numero degli allevamenti intensivi e cancellare così la sofferenza inflitta a miliardi di animali.

Un’osservazione giusta, per carità, che non discuto, anche se ritengo meriti ulteriori approfondimenti e che comunque un difetto ce l’ha, distoglie l’attenzione dall’Amazzonia. Lì la monocultura della soia non scomparirebbe affatto e a lungo andare il danno sarebbe comunque importante. Sappiamo, infatti, che la terra non va coltivata con una sola cultura, al contrario, per mantenerla fertile, va sottoposta alla rotazione delle culture, altrimenti si inaridisce. Per non parlare poi dei danni causati da diserbanti e pesticidi fumigati con gli aerei.

Tutto questo però i vegani lo ignorano o fanno finta di ignorarlo, forse per incoerenza o forse perché troppo impegnati a mordere un hamburger vegetale. Che spero sia prodotto con la loro filosofia, altrimenti, mi spiace dirlo, ma il rischio di andargli di traverso è molto ma molto concreto.

di Gianluca Bianchini 25/05/2021