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IL TAR BOCCIA L’ORDINANZA DEL COMUNE DI NAPOLI CHE VIETAVA L’ESPOSIZIONE DI CARNE NELLE VETRINE DELLE MACELLERIE E ACCOGLIE L’ISTANZA DEI MACELLAI: “SÌ AGLI AGNELLI IN VETRINA”

A Pasqua la demenza filo animalista raggiunge sempre picchi di follia notevoli. Una follia che spesso sfocia in atteggiamenti violenti, in ridicole proteste o, come nel caso di Napoli, in richieste assurde.

Riavvolgiamo in nastro e spieghiamo cosa è accaduto. Il Comune di Napoli ha emanato circa sette giorni fa una ordinanza nella quale vietava alle macellerie di esporre animali interi o in quarti nelle vetrine delle macellerie.

SI ALL’ AGNELLO IN VETRINA – ASSOCARNI NON CI STA

L’ordinanza, firmata dall’assessore alle politiche sociali, tal Roberta Gaeta, è stata giustificata così: “vedere oggi capretti ed agnelli scuoiati, con gli occhi vitrei, appesi a testa in giù nelle vetrine delle macellerie è uno spettacolo che a molti fa male e soprattutto ai più piccoli costretti loro malgrado a guardare da spettatori passivi“.

Subito si è alzata la protesta di Assocarni con le parole del direttore generale François Tomei: “Delle due l’una: o il provvedimento è di sanità pubblica, ma allora è contrario alle norme igienico-sanitarie nazionali e comunitarie vigenti che consentono l’esposizione di carcasse nelle vetrine appositamente refrigerate, oppure al contrario, ma sarebbe gravissimo, l’ordinanza è stata emanata con il solo intento di promuovere le convinzioni personali di alcuni, che sono rispettabilissime, purché rimangano nell’alveo della propria vita privata“.

Fa riflettere, e molto, che la questione sollevata sia solo estetica. Non è inserita all’interno di una campagna per mangiare meno carne di agnello – e , pur non essendo d’accordo per nulla, se fosse stato così avrebbe avuto una sua logica –  il divieto è esclusivamente legato all’esposizione delle carni. Dunque non vedere la carcassa del cucciolo di pecora o di capra fa stare più tranquilli i bambini che poi a tavola, come da tradizione, lo vedranno servito arrosto o fritto.

SI ALL’ AGNELLO IN VETRINA – VOGLIONO CANCELLARE 2000 ANNI DI STORIA

“Il tentativo di cancellare 2000 anni di cultura in 20 anni di politicamente corretto”, interpellato da RepubblicaMarino Niola, antropologo e docente universitario di Miti e riti della gastronomia contemporanea, definisce così il divieto di esporre nelle vetrine delle macellerie di Napoli.

“C’è una scelta di non voler vedere?” Secondo Marino Niola si tratta proprio di questo, del distacco sempre crescente tra la natura e la vita dell’uomo. “Vogliono farci credere che la vita sia un agriturismo bio, ma non abbiamo più contatto con il ciclo vitale, con la consapevolezza che gli animali vengono allevati e poi uccisi e che questo fa parte della piramide alimentare da sempre“. Questa che alcuni definiscono una stage degli innocenti è in realtà una parte della nostra cultura agropastorale. “Anche chi oggi non è credente – dice Niola –non può rinnegare due millenni di storia plasmati dalla tradizione cristiana“.

E da un punto di vista laico l’uccisione di molti agnelli e capretti in primavera era – come sottolinea Giovanni Ballarini, presidente dell’Accademia della Cucina italiana, nel libro La cucina delle festività religiose un’esigenza alimentare. Il periodo in cui le nascite degli ovini si intensificano è anche quello migliore per fare il formaggio. Molti agnelli venivano uccisi per preservare le risorse di latte”. Una pratica ancestrale dunque, che poi col Cristianesimo acquista anche significato religioso.

Per fortuna è intervenuto il Tar che ha sospeso l’ordinanza. Le macellerie di Napoli possono continuare a esporre l’agnello in vetrina con buona pace dei soliti vegani.

di Manlio Grey 31 marzo 2018