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CHE FA LA MOGLIE DEL PITMASTER? ASPETTA, SI AFFUMICA, CONTINUA AD AMARE (IL MARITO) E NEL FRATTEMPO CI SCRIVE UNA LETTERA DOVE RACCONTA COME LE E’ CAMBIATA LA VITA (IN MEGLIO)

Fumo, sudore e fatica. E del marito non restano che le spalle perchè la fronte è rivolta alla griglia. Se c’è qualche donna all’ascolto avrà subito capito cosa possa provare Francesca, una nostra affezionata lettrice, “costretta” a seguire il marito appresso alla sua passione rovente. Quella per l’american barbecue. Certo, è felice. Certo, è contenta. Ma….

Quella che ci è arrivata in redazione è la lettera di una donna, una moglie che ha visto il marito scoppiare di passione ( per fortuna non di un’altra donna) e nelle righe che seguono ha voluto condividere questa breve storia triste (ma saporita e piena di fumo) e che in realtà non è triste per niente. Queste sono le storie che ci piacciono. E che noi riceviamo e volentieri pubblichiamo.

american home barbecue

Francesco Ruospo e la moglie Francesca

Si sa, che sia la donna a prendere iniziativa prima o poi qualcosa va storto, e ti ritrovi a rimandare ad un futuro prossimo i tuoi progetti. Tutto diventa difficile: i figli, la casa, il lavoro… I sensi di colpa per le merendine e il tempo perso a confezionare ciambelle con farine integrali, la raccolta differenziata che sapientemente organizzi per far sì che anche tua figlia capisca come differenziare.
Quando è l’uomo a sognare però, sembra aver incontrato “il pesciolino d’oro” che al povero pescatore regalava desideri nascosti.

Ora, non sono la moglie del pescatore, avida e insaziabile che troppo vuole e nulla stringe, ma semplicemente la moglie di un pit master che di semplice nulla ha.
A volte cucini perché ti va, con gusto, con passione sperimentando ricette più assurde, altre volte lo fai perché devi anche se avresti voluto propinare a pranzo e a cena la classica frisella con il pomodoro.
Trasmettere con una minestra calda il tuo amore a chi vuoi bene, educare i tuoi figli ad una sana alimentazione, scoprire nuove ricette, rivivere in un piatto il ricordo di un’infanzia lontana:
Il tuo regno, il tuo rifugio un punto d’incontro.

Pensavo di essermi conquistata anch’io quel pezzetto di grembiule mettendomi addosso quella bella etichetta che ti rende protagonista dei pranzi la domenica, che ti richiama nei giorni di festa per riproporre il calzone di cipolla o il dolce con crema e amarena felice del bis che anche il più burbero dei cognati richiede insaziabile e finalmente dire addio a quella frase che, se pur gentilmente ogni tanto usciva fuori: “il ragù di mia madre è insuperabile!” Ok ok ma vogliamo parlare del mio brasato? O dei miei panzerotti?

Francesco Ruospo

E invece mi sbagliavo. Dopo 12 anni quel grembiule mi è stato strappato di dosso trascinando con sé anche la più banale pasta e lenticchie. Invano ho cercato di sottolineare  al maritino risuscitato da un lungo letargo e quasi allergico alle padelle, che la sua era solo questione di soffritto alla pancetta messa persino nell’insalata o che la magia era dovuta alla panna da cucina nei cui pensili non si faceva mai mancare.

Eh no no…duro da ammettere ma le cose non stavano così e la conferma è arrivata quando al sesto compleanno mia figlia mi chiede frettolosamente la classica crostata di frutta per poi correre da suo padre, il pit master in questione, allora agli esordi con l’american bbq, per pregarlo di preparare per sé e per i suoi amici pork ribs in salsa barbecue, salsicce alla birra affumicate al rovere e panini con pulled pork con insalata coleslaw. La sua maestra di inglese all’asilo ne sarebbe stata fiera!
Dodici anni di inutili battaglie salutiste dove quello che mi rimane è una fredda pasta frolla con due banane ossidate.
Per fortuna nella quotidianità il buon cuore dei miei figli li porta ad apprezzare quei tanto angusti fagioli all’uccelletto e quel brodo vegetale del quale a salvarsi resta solo la patata. Poi si aggiungono i nipoti, che tornano a casa entusiasti per una polpetta di manzo incastrata in un friggitello, avvolta nel bacon e affumicata al ciliegio…roba che mai, e dico mai avrebbero mangiato se a proporla fosse la nonna…

Al pit master di casa l’inventiva non manca ma quell’arte dell’arrangiarsi in cucina che tanto cozza con la parola economia non gli appartiene e allora ben vengano le lollipop che non sono lecca-lecca o dischi con cui perdere qualche etto, no sono fusi di pollo avvolti nella pancetta e poi cotti nel bbq. La spesa?
Per un esercito!!! Dal prezzemolo riccio, al rosmarino e basilico disidratato: un’offesa per il mio orto da balcone. E ancora paprika dolce, timo, semi di finocchio, decine e decine di spezie che hanno invaso la mia cucina e che sembrano riprendere vita ogni volta che si parla di american barbecue.
Eccole danzare sotto una pioggia di sali, dal Maldon al glutammato su un letto di coltelli che farebbero invidia all’oscuro Edward mani di forbici.

Passo successivo: accettare la sconfitta e riappropriarsi di quel ruolo madre-moglie sostenitrice ed è così che quelle serate in compagnia assumono un gusto tutto nuovo.
Lentamente ti avvicini a quei coriandoli di spezie disidratate e lo spog non è più un personaggio dei cartoni ma il condimento dei tuoi meravigliosi arrosti personalizzati.

L’american barbecue mi è entrato nelle ossa: gli odori, l’attesa, le notti insonni, l’adrenalina che ogni evento porta con sé… La soddisfazione che ne resta quando la gente apprezza il tuo impegno e la tua passione il riscatto di un qualcosa che nella vita era lì, sospeso su una nuvola di fumo…

Quando sei fuori di casa e rientri al levar del sole con il tuo cappello da cowgirl e i capelli che sanno di affumicato: guardi tuo marito negli occhi e in uno stanco silenzio, urla una lacrima di ammirazione reciproca che non ha prezzo…
Ogni avventura insieme è unica: posti nuovi con gente diversa, tanti dispositivi da adattare e realizzare con le proprie mani con l’american craft bbq e con il proprio sudore… organizzazione e perché no ogni tanto qualche buona critica costruttiva.

di Francesca Lamanna