LA STORIA DELL’HAMBURGER GIAPPONESE CHE HA CONQUISTATO L’AMERICA

IL MATSUHISA SLIDER E’ UN PICCOLO HAMBURGER DI WAGYU INVENTATO A MALIBU’ (CALIFORNIA) IL SUO SUCCESSO E’ STATO COSI’ TRAVOLGENTE DA COSTRINGERE NOBU – IL PROPRIETARIO DI UNA FAMOSA CATENA DI RISTORANTI – A INSERIRLO NEL SUO BLASONATO MENU’ SUSHI 

Può un hamburger diventare uno tra i piatti più richiesti di un ristorante sushi? Sì, l’importante è che rispetti un concetto fondamentale. Quello del cosiddetto wa, termine con cui nel Sol Levante si indica tutto ciò che può definirsi giapponese. Un concetto solo apparentemente semplice, perché più facile da esprimere che non da mettere in pratica.

Infatti, per preparare un hamburger, è noto, serve un panino, ma il problema è che la cucina nipponica non contempla affatto l’uso del pane. In più, introdurre un piatto di carne in un menu sushi potrebbe rivelarsi un po’ rischioso. Non tanto per la portata in sé quanto per il gusto dei clienti, più incline al pesce crudo.

Nei ristoranti della catena Nobu, però, gli chef si sono superati. Hanno, infatti, compiuto un autentico miracolo creando un slide in perfetto stile suchi. Vale a dire: un hamburger di piccole dimensioni ma molto raffinato, elegante e soprattutto gustoso. Stiamo parlando del famosissimo (almeno in California) matsuhisa slider.

MATSUHISA SLIDER : PER SPIEGARE UN HAMBURGER DOBBIAMO SPIEGARE NOBU

Ma chi o cosa è Nobu? Nobu è un suchi-chef, che dopo aver girato il mondo, ha messo radici negli Stati Uniti e precisamente a Los Angeles. Il Matsuhisa è stato il suo primo ristorante americano, frequentato tra l’altro da star di prima grandezza come Tom Cruise e Roberto Benigni. Non a caso Nobu è passato alle cronache come lo chef di Hollywood. Tra i suoi ammiratori c’è anche Robert de Niro, che un giorno gli ha proposto di aprire un ristorante a New York. Lui ci ha pensato su quattro anni, giusto il tempo per riflettere con calma, e poi finalmente ha accettato.

Agli inizi degli Anni ’90 dunque nella grande mela ha fatto la sua apparizione il primo ristorante della catena Nobu. Una catena con filiali sparse in tutto il mondo e che ha continuato il progetto culinario del Matsuhisa, vale a dire: innovativo e tradizionale allo stesso tempo. In quest’ottica, dunque, vanno inquadrate le creazioni dello chef di Sugito. Mi riferisco in particolare a piatti come il new style sashimi o il black code al miso.

MATSUHISA SLIDER :  UN HAMBURGER ALLA CORTE DI NOBU

Immaginate dunque la sorpresa ma anche l’irritazione quando Nobu un bel giorno ha scoperto che nel suo ristorante di Malibù veniva servito lo slider, un piccolo hamburger con dentro una polpetta di manzo wagyu. “La ricetta della carne era ottima – ricorda nella sua autobiografia – ma il pane semplicemente non esiste nella cucina giapponese,”. Gregorio, lo chef che si era inventato lo slider, non lo aveva informato probabilmente perché pensava che non ce ne fosse bisogno, visto il successo della sua creazione. Ma agli occhi di Nobu quell’hamburger era l’incarnazione della decadenza giapponese.

Insomma, il rischio che quel panino prima o poi venisse farcito con una salsiccia anziché con una polpetta di manzo e per giunta irrorato con ketchup e maionese, non era solo un’ipotesi ma una possibilità concreta. Ma era un rischio che Nobu non poteva permettersi e il motivo è semplice: i suoi ristoranti avrebbero finito col perdere la loro identità giapponese e quindi non si sarebbero più potuti chiamare Nobu. Lo slider, dunque, nonostante il successo, venne depennato dal menu.

MATSUHISA SLIDER : COME UN HAMBURGER DIVENTA GIAPPONESE

Ma accantonare un piatto amato dai clienti non è proprio la più saggia delle decisioni. La delusione aleggerebbe nell’aria quando rendere felici i clienti è invece uno dei mantra della filosofia di Nobu. Per questo motivo, tornato al Matsuhisa, lo chef giapponese non ha perso tempo, si è messo subito al lavoro per inventarsi qualcosa di nuovo. Ed è così che dopo tanti esperimenti, con l’aiuto prezioso dei suoi collaboratori, è nato finalmente il Matsuhisa Slider. Un hamburger realizzato con un impasto a base di tofu, yamaimo (patata dolce giapponese) e condimenti vari, poi cotto al forno, modellato come un panino e infine farcito con polpetta di wagyu e funghi shiitake saltati.

Ora qualcuno potrebbe obiettare: “Vabbè ma a noi che ci importa del Matsuhisa Slider se non possiamo mangiarlo in Italia?” E’ vero ma solo in parte, perché la catena Nobu, grazie a un sistema di posta elettronica interna (chiamato Nobu First Class) permette ai suoi ristoranti di scambiarsi ricette e fotografie di ogni piatto. Quindi, si può tranquillamente andare al Nobu di Milano e ordinare un Matsuhisa Slider. Senza dimenticare che nel menu milanese sono comprese anche bistecche di wagyu. Che non sarà pesce, certo, ma assicuro non c’è niente di più autenticamente giapponese del wagyu, termine che tradotto in italiano significa appunto manzo giapponese.

Di Bianchini Gianluca 09/10/2019