MA LE MUCCHE D’INVERNO SOFFRONO IL FREDDO? LA PAROLA AGLI ESPERTI

IL FREDDO È BENEFICO PERCHÉ IMMUNIZZA L’ORGANISMO DA VIRUS E BATTERI MA QUANDO LE TEMPERATURE PRECIPITANO TANTO DA FAR BATTERE I DENTI SIAMO SICURI CHE ALLE MUCCHE FACCIA COSÌ BENE?  

Capita d’inverno che le mucche siano lasciate al pascolo anche con temperature glaciali. Che vaghino placide per i campi anche se questi, dopo un’abbondante nevicata, sono completamente ammantati di bianco. Così qualcuno sui social ha cominciato a preoccuparsi e si è chiesto: ma questi animali, poverini, alla fine non soffriranno per l’eccessiva esposizione al freddo? Un dubbio che ha subito alimentato le polemiche degli animalisti fino a quando sulla questione non si è pronunciato il Laboratorio Valsusa, un progetto di marketig territoriale nato per promuovere le ricchezze dell’omonima valle piemontese. Il Laboratorio sul proprio sito ha iniziato in questo modo la sua breve ma esaustiva “dissertazione”:

Anche quando le temperature scendono bruscamente, capita di vedere mucche al pascolo lasciate all’aperto (sopra al titolo in un’immagine di Gilbert Pilloud scattata al Moncenisio): dall’avvistamento dei bovini al tam tam sui social per denunciare il maltrattamento degli animali, esposti al rigore invernale, il passo è breve. Eppure, non potendo chiederlo alle dirette interessate, ci siamo documentati per fornire una risposta a chi si chiede se agli allevatori sia improvvisamente dato di volta il cervello nel lasciare le bestie esposte al freddo.

Paesaggio innevato del Moncenisio (Torino)

MA LE MUCCHE SOFFRONO IL FREDDO? : AL RIPARO DA VENTO E UMIDITÀ 

E la risposta è no, gli allevatori non sono ammattiti e il motivo è semplice: i bovini, grazie al folto pellame che li protegge, sopportano bene le basse temperature e, quindi, contrariamente a quanto si possa pensare, non patiscono il freddo se lasciano le stalle. L’articolo infatti così prosegue:

Le mucche possono essere tenute costantemente al pascolo anche durante l’inverno – recita una direttiva dell’Unione federale svizzera di Berna datata addirittura 2003 – perché, grazie al pellame che le ricopre, esse sopportano bene anche temperature sotto lo zero, a condizione però che il freddo non sia combinato a pioggia e vento”.

Talvolta può essere sufficiente una siepe fitta  a garantire il riparo idoneo, senza che sia obbligatoriamente necessario garantire un ricovero artificiale. Vento ed umidità non fanno bene agli animali, ma per evitare eccessivi allarmismi basti dire che i tori da ingrasso, in giornate fredde ed asciutte, sopportano temperature che possono arrivare anche a 30 gradi sotto zero. Non vedrete i bovini sulle piste da sci, né in Svizzera né in Italia, ma sappiate che il contatto con la neve non li danneggia, sempre che non sia continuo e possano scegliere autonomamente di ripararsi all’asciutto alla bisogna.

Foto di Marco Cicchelli

MA LE MUCCHE SOFFRONO IL FREDDO? : IL RUMINE RISCALDA

Inoltre, la resilienza del bovino alle rigide temperature invernali dipende anche da un altro elemento. Da uno dei suoi quattro stomaci, il rumine, che nel suo caso ha una funzione molto simile a quella che svolge una caldaia all’interno di una casa. Più nel dettaglio il laboratorio scrive:

Su questo tema abbiamo chiesto un parere al veterinario santambrogese Dario Fracchia, esperto di bovini, che ben esplica la funzionalità dell’organismo animale. “Il bovino è un ruminante: uno dei quattro stomaci di cui dispone, che si chiama rumine, va immaginato come una caldaia di circa 200 lt di capienza, nella quale, a seguito dei processi fermentativi del foraggio con cui l’animale si è alimentato, si sviluppa una impressionante capacità di caldo. La grande massa corporea ed il cuoio di rivestimento del corpo, riducono al minimo la dispersione di calore. Il bovino, infatti, patisce il caldo ma non il freddo”.

Paesaggio del Moncenisio (Foto di Anna Gelmetti)

MA LE MUCCHE SOFFRONO IL FREDDO? : L’IMPORTANTE È ALIMENTARLE BENE   

Infine, l’autrice dell’articolo, Norma Raimondo, invita gli allevatori a ridurre i rischi del freddo alimentando per bene i loro capi e comunque definisce eccessive le preoccupazioni degli animalisti.

Ovviamente, questo ciclo di “riscaldamento autonomo” avviene quando il rumine è pieno. L’animale deve pertanto essere ben alimentato: “Con una buona alimentazione – prosegue Fracchia – il bovino sta molto meglio all’aperto che chiuso in una stalla. Ma si tratta di un discorso che non è limitato alle mucche: anche i ruminanti selvatici quali caprioli e camosci, che oltretutto devono procacciarsi il cibo e quindi si trovano costretti a nutrirsi di erba gelata, grazie ai processi chimici del rumine di cui sono dotati, svernano con successo pur vivendo all’aperto”.

Sbagliato fare eccessivo allarmismo, quindi: anche se noi umani percepiamo il fastidio del freddo sulla nostra pelle, gli allevatori che lasciano gli animali all’aperto non lo fanno per perfidia, ma perché conoscono il funzionamento dell’organismo bovino e la sua resistenza anche a temperature ben sotto lo zero.