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ABBANDONIAMO GLI ESTREMISMI: TRA VEGANI E CARNIVORI C’È MOLTO PIÙ IN COMUNE DI QUANTO SI POSSA PENSARE CE LO CONFERMA UN FRICCHETTONE CHE LA PENSA COME NOI (E INFATTI I VEGANI NON LO SOPPORTANO). 

Spesso vengo criticato più dai vegani che dai carnivori,  i primi mi accusano di essere troppo blando i secondi mi ringraziano. Se vogliamo migliorare, dobbiamo smetterla di discutere e venirci incontro, capendo le ragioni l’uno dell’altro”. Inizia così la mia chiacchierata con Thomas Torelli: un fricchettone di quelli simpatici, sempre sorridente che immagina una tavola a cui vegani e carnivori possano mangiare insieme. Un ottimista, insomma. Ma chi è questo Thomas Torelli? Un regista, un autore e un produttore indipendente che con i suoi lavori prova a sensibilizzare il mondo. 

Se vi spizzate il suo profilo instagram vedrete che il suo barbone da figlio dei fiori si alterna a foto di paesaggi con scritte motivazionali del tipo ‘Sbagliare la strada serve a conoscere la strada‘ (se non hai un navigatore, aggiungerei io). L’Hashtag #UnAltroMondo è dappertutto, anche nel titolo di uno dei suo documentari tra i quali c’è anche Food Relovution: un docu-film che raccoglie interviste a importanti esponenti della cultura vegana, del consumo consapevole e della decrescita. 

thomas torelli instagram

DAL PROFILO INSTAGRAM DI @THOMAS.TORELLI

IL VEGANO ERETICO CHE STA SUL CACTUS AI VEGANI

Domanda delle domande: perchè abbiamo intervistato un personaggio del genere? Semplicemente perchè sta sul cactus ai vegani. Questo conferma la loro natura davvero sbilenca: sono pochi e litigano tra di loro. Ve lo diciamo subito: Thomas è vegano. O meglio, noi lo definiremmo così ma a lui non piace come definizione: “Rifiuto questo genere di etichette perché creano solo separazione: sono una persona che ha fatto una scelta. Dobbiamo smetterla di separarci in vegani, carnivori, fruttariani e crudisti: queste categorie creano solo muri contro cui si schianterà qualsiasi sforzo verso un mondo migliore“.

Vegano no. Ma mezzo vegano si e ci confessa qualche peccato: “mangio formaggio caprino perché mi piace ed è sostenibile, dato che le capre non possono essere allevate intensivamente“. Questo, a quanto pare, gli ha fatto guadagnare di diritto il titolo di vegano eretico.

L’imprinting da ultras dei broccoli, quindi, gli manca (per fortuna!) e questo rende la nostra chiacchierata molto più piacevole. Ci troviamo d’accordo su molte cose, pur non condividendo gli stessi gusti. Poco ma buono è il concetto cardine attorno a cui gira la filosofia di Torelli. “Sono convinto che l’allevamento inteso come industria, ovvero trattare e pensare gli animali come se fossero delle macchine sulla catena di montaggio, sia sbagliato. Nel film ho provato a sensibilizzare lo spettatore sulla questione ambientale: poi non condanno minimamente chi si vuole mangiare una bistecca a settimana”. 

VEGANI E CARNIVORI

THOMAS TORELLI CLASSE 1975

VEGANI E CARNIVORI: I PUNTI IN COMUNE

Molto spesso, chi critica l’alimentazione onnivora, ritiene che chi mangia carne sia privo di morale. Un insensibile egoista che partecipa alla distruzione dell’ambiente, nonché alle sofferenze animali, pur di avere il suo hamburger nel piatto. Non è la carne a inquinare ma l’uomo. È la continua ed eccessiva richiesta di carne che genera mostri. È una regola di mercato tanto banale quanto pericolosa: se c’è richiesta deve esserci offerta. 

Se domani l’umanità intera diventasse improvvisamente vegana, distruggeremo l’amazzonia per coltivare qualcos’altro.” Che sia carne, frutta, latte o verdura: dobbiamo sapere da dove proviene ciò che mangiamo ed essere consapevoli del suo impatto sull’ambiente. Anche senza essere fricchettoni o dispensatori di sorrisi e amore nel mondo

In Italia, come nel resto d’Europa, si sono fatti passi da giganti in questo senso: esiste una normativa (Regolamento CE ottobre 2009, n.1069) che regolamenta la gestione dei derivati animali. Gli escrementi vengono trasformati in combustibile biologico. Negli Stati Uniti – mi racconta Thomas – questo non avviene e i rifiuti vengono rigettati in laghi artificiali.” La cura dell’ambiente, quindi, deve essere una priorità sia per chi vuole mangiare carne, sia per chi ha scelto di non farlo. Mangiare una mucca allevata come fosse una macchina, deve farci schifo: intanto perché non sarà mai buona e poi perché avrà avuto un impatto sull’ambiente incalcolabile.

VEGANI E CARNIVORI

FOOD RELOVUTION, DI THOMAS TORELLI

MANGIATE CARNE: POCA MA BUONA! 

Dal 1970 ad oggi, abbiamo distrutto un quinto di foresta amazzonica per coltivare soia da dare ai maiali e polli. Tutto questo per alimentare un mercato fuori controllo. Mentre in Italia, ad esempio, consumiamo una media di 500 grammi di carne a settimana a persona; negli USA, secondo gli ultimi dati del Dipartimento dell’Agricoltura, il calcolo sale a 4 kg procapite.

Immagino – mi dice Thomas – che a chi piace mangiare la carne, piaccia mangiarla buona. Quello che provo a dire da sempre non è di rinunciarci ma di mangiarne meno e più buona. Se ne guadagnerebbe in salute, in qualità, in ambiente e distribuzione delle risorse: tutti vincono“.

Creare un mercato in cui è normale mangiare carne 5-6 volte a settimana, implica un aumento della produzione e un abbassamento della qualità del prodotto. Mangiare carne buona, quindi, non solo non è peccato ma aiuta anche l’ambiente: lo sapevamo, ma ora abbiamo anche la benedizione del vegano eretico.

Di Giulio Gezzi 7 Gennaio 2018