ABBIAMO GRIGLIATO CARNE CON DEI VERI BRIGANTI DEL SUD

IL BIVACCHIO DEI BRIGANTI E’ UN AFFASCINANTE APPUNTAMENTO IN UN BOSCO DEL POTENTINO DOVE POTER MANGIARE DELL’OTTIMA CARNE E ASCOLTARE L’ANTICA MUSICA POPOLARE LUCANA 

“Parlare della mia regione mi dà l’opportunità di far conoscere non solo la cultura ma anche la storia della Basilicata. In particolare quella legata al brigantaggio, un fenomeno da cui è derivata un po’ tutta la questione meridionale. Che è ancora attuale”. A parlare è Leonardo Nuzzaci, presidente degli Ambasciatori Lucani, un’associazione culturale – ma anche e soprattutto un gruppo musicale – che si propone di favorire il turismo in Lucania.

E lo fa nell’unico modo che conosce: interpretando cioè gli antichi canti civili e popolari della Basilicata. Un colonna sonora che comincia a tamburellare ogni qual volta gli ambasciatori partecipano ad un evento.

Tra questi il più famoso è senz’altro ‘la corriera lucana‘, un vecchio autobus degli Anni ’50 che, fermato dai briganti, conduce poi i passeggeri per avvincenti itinerari regionali. Ma degni di nota sono anche gli eventi gastronomici, ‘la cena‘ e ‘il bivacchio del brigante‘.

Quest’ultimo in particolare è un appuntamento per spiriti liberi, organizzato attorno a un falò nel cuore di un bosco del potentino. Un appuntamento cui ho avuto la fortuna di partecipare, tramite l’invito di questi simpatici fuorilegge che ringrazio per l’indimenticabile quanto istruttiva serata.

Ambasciatori Lucani. Da sinistra a destra: Jerry Picerno, Antonio Santarsiere, Dolores Nicastro, Gaetano Brindisi, Leonardo Nuzzaci. Ultimo: Francesco De luca, titolare del rifugio dei carbonai

IL BIVACCHIO DEI BRIGANTI : LA QUESTIONE MERIDIONALE

Arrivato a Potenza Centrale, Leonardo, uno sessantenne in splendida forma e con una voce molto simile a quella dell’attore Rocco Papaleo, mi carica a bordo della sua 500x bianca. Assieme a Jerry, un altro ambasciatore più anziano, ci inerpichiamo lungo dei pendii separati da una gola coperta da una fitta vegetazione. In pratica percorriamo l’antica strada dei bottini.

Si tratta di cisterne che, tramite dei canali sotterranei, raccolgono l’acqua della montagna. “Un tempo – mi dice Leo – arrivava ai centri abitati. Oggi invece abbiamo gli invasi che però sono stati contaminati dai pozzi petroliferi”. Insomma, il nostro brigante teme che la storia si ripeti. Che lo stato, come un tempo fecero i piemontesi, prenda ricchezza e lasci povertà che fa scappare i giovani e spopola i paesi.

Uno dei tanti bottini che puntellano la strada verso Sasso di Castalda
Ponte alla luna, 972 mslm

IL BIVACCHIO DEI BRIGANTI: SASSO DI CASTALDA 

Nei quaderni delle lagnanze i miei compagni ci mettono pure strade e ponti costruiti male e una classe politica non sempre all’altezza. Ma intanto siamo arrivati a Sasso di Castalda, un paesino con meno di mille abitanti ma molto bello davvero. Qui l’attrattiva principale è il ponte alla luna, un ponte tibetano inaugurato nel 2017 e che vuole essere un omaggio all’indimenticato Rocco Petrone.

Petrone è l’ingegnere lucano che fece parte dello staff della NASA, responsabile della missione Apollo 11 che nel 1969 portò l’uomo per la prima volta sulla luna. Un orgoglio che, in contrasto con pale eoliche, pozzi petroliferi e ponti da ristrutturare, spinge Leonardo ad affermare: “Vedi, la Basilicata può farcela da sola, non ha bisogno di affidarsi a imprenditori che vengono da fuori, italiani o stranieri che siano”. 

Da sinistra a destra: i briganti Jerry Picerno e Leonardo Nuzzaci

IL BIVACCHIO DEI BRIGANTI: IL RIFUGIO DEI CARBONAI

Poi ancora in macchina e in pochi minuti raggiungiamo il bosco la Costara. In questa splendida faggeta ci accoglie Francesco De Luca, titolare del Rifugio dei Carbonai, un piccolo ristorante con annessa area pic-nic dove viene organizzato il bivacchio. Perché proprio il rifugio dei carbonai? “Perché – risponde Caterina Corleto guida escursionistica del rifugio – i briganti, che partivano dal paesino di Corleto Perticara, passando per Monte Pierfaone e Monte Arioso, giungevano proprio qui in questo bosco. Tanto è vero che in questa stessa area negli Anni ’80 sono state trovate in un albero cavo tantissime monete d’argento con incisa l’effige di Vittorio Emanuele II”.

Quindi, in questa bosco a ovest di Potenza i briganti spesso nascondevano il loro bottino e probabilmente si rifocillavano. Come? Cuocendo in una fossa calda un agnello ricoperto di brace. E poi magari – proprio come gli ambasciatori  finalmente al gran completo – suonavano e cantavano le loro gesta attorno a un falò.

Il Rifugio dei Carbonai

IL BIVACCHIO DEI BRIGANTI: IL MENÙ 

Dopo lo spettacolo, ancora presi dalla musica, ci sentiamo tutti un po’ briganti, spettatori e musicisti. Ma affamati torniamo subito al rifugio per cenare. Per gli ospiti il servizio braceria ha pronti piatti rigorosamente nostrani: vitello di razza podolica (frollata minimo 30giorni), suino nero lucano e agnello della montagna lucana. Più altri piatti tipici come polenta, salumi, tuberi e cucozze (zucche).

Tutto innaffiato con del buon vino rosso. Poi dopo cena gli Ambasciatori, instancabili, riprendono a suonare e ballare la pizzica. Vogliono rendere indimenticabile la serata. È così che dimostrano di amare la loro bella Lucania, cercando di renderla sempre allegra. Un impegno encomiabile a cui non posso guardare se non con sincera ammirazione

Di Gianluca Bianchini 10/06/2019