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IN SELLA A UN TRATTORE TRA I CAMPI D’ORZO E LUPPOLO DUE GIOVANI PRODUTTORI SCOMMETTONO SUL LORO TERRITORIO PER PRODURRE BIRRE TUTTE SARDE IN GRADO DI DISSETARE OGNI VOGLIA DI GRIGLIATA

Ci sono storie che vanno raccontate più di qualsiasi specialità culinaria o di celebri imprese su braci ardenti. Perché quando si tratta di inseguire un sogno, c’è chi sta seduto sul sedile posteriore e chi decide la rotta, chilometro dopo chilometro, anche nella giornate di pioggia. A guidare questa volta sono Mauro Loddo e Giuseppe Murru: due amici, prima ancora che due vulcani di idee di 37 e 35 anni nati e cresciuti nel centro-est della Sardegna. Pochissimi i soldi in tasca, ma nella loro testa tutto era chiaro 10 anni fa: qua avrebbero fatto la loro birra.

Che nella pratica significa fare i contadini per coltivare orzo e luppolo, i birrai, gli addetti all’imbottigliamento oltre che i principali promotori di se stessi perché crederci è essenziale. E alla faccia degli scettici, la Marduk Brewery, birrificio agricolo di Irgoli – siamo in provincia di Nuoro – ha vinto la scommessa e sta facendo parlare di sé da quando si è aggiunta la malteria, la prima in Sardegna: “Sei o sette anni fa ad un convegno di settore dicevano che era impossibile raggiungere un risultato del genere, ma se parti con quest’idea non ce la farai mai”, racconta Mauro Loddo davanti all’ingombrante macchinario.

BIRRIFICIO MARDUK: BIRRIFICIO AGRICOLO LOCALE A FILIERA CHIUSA

Un investimento coraggioso che è solo l’ultimo tassello di una scommessa ancora più importante: “Creare un prodotto tutto nostro dall’inizio alla fine della lavorazione. A partire dalle materie prime che coltiviamo a pochi chilometri dal birrificio. Dove arriva il trattore arriviamo noi”. Una produzione annua di 450 quintali di orzo da birra cui si aggiungono le 1200 piante di luppolo. Impianti composti da pali alti oltre 6 metri attorno a cui cresce la pianta.

Coltiviamo diverse varietà di luppolo, tutte di origine americana perché si adattano bene al clima della Sardegna. Riusciamo così a coprire il 60% della nostra produzione, mentre con l’orzo siamo oltre il 97%”, raccontano i due giovani soci. E se basta un sorso per riconoscerne la qualità, partire dalla materia prima significa anche dar vita a una filiera cortissima che si chiude con un piccolo allevamento bovino: “Abbiamo una decina di vitelli a cui destiniamo la paglia della trebbiatura e la percentuale di orzo che viene scartata durante la fase di calibratura”.

BIRRIFICIO MARDUK: POKER DI BIRRE PER GRIGLIATE DA CAMPIONI

E mentre si lavora, per aprire le porte del birrificio agli appassionati, si può iniziare con lo stappare una delle cinque birre che compongono la gamma base di Marduk, ognuna pensata per esaltare succulenti cibi alla brace. Si parte dalla beverina Bohemian Pilsner, a bassa fermentazione, perfetta per grigliate di pesce, fino alla bruna Black Ipa per hamburger in salsa barbecue e carni rosse alla piastra: “Lo scorso anno abbiamo portato due fusti di Altbier Munich ad una sagra locale. In quell’occasione arrostivano anche il vitello intero e nessuno voleva più accompagnarlo col  vino dopo aver assaggiavano la nostra birra”.

Merito della dolcezza di questa carne che si sposa perfettamente col retrogusto luppolato di questo stile. “Se invece parliamo di pollo alla griglia tutte le Pale Ale sono perfette. Mentre le IPA si sposano bene con costolette e piatti speziati”. Tra le novità anche la Sexy Pompia, birra stagionale per brindare a estati spumeggianti.

Protagonista il rugoso agrume che cresce esclusivamente in questa zona dell’isola, presidio Slow Food dal 2004 dopo aver rischiato l’estinzione pochi decenni fa. “Vogliamo legarci il più possibile al territorio e stiamo facendo ulteriori test per creare nuove gamme di birre”.

BIRRIFICIO MARDUK: CHI LA DURA LA VINCE

E se il progetto ha preso il volo diventando un modello da replicare, la tenacia è la carte vincente che li ha accompagnati fin dall’inizio di questa avventura, nel 2007. “Siamo partiti un po’ come tutti facendo le birre in casa e piano piano abbiamo visto che il giocattolo ci piaceva. Siamo arrivati a produrre anche 1000 litri di birra all’anno per la gioia dei nostri amici che non vedevano l’ora di assaggiarle”. Seguono i corsi dentro e fuori dall’isola per poi rientrare e rimboccarsi le maniche: “Economicamente non potevamo permetterci di acquistare le attrezzature così le abbiamo costruite noi stessi, attaccando i nostri risparmi per comprare l’acciaio”.

Le competenze di Giuseppe Murru, tecnologo alimentare ed esperto riparatore di macchinari industriali si rivelano essenziali in questa fase, unita all’ostinazione dei due giovani. “Abbiamo reinvestito tutti gli utili tenendoci solo le briciole e poi nel 2017 abbiamo portato a casa malteria, nuovo impianto e imbottigliamento. Insomma dei folli. Però quando vai con le tue gambe e ottieni dei risultati è ancora più bello”.

Mascotte d’eccezione il dio guerriero Marduk, rappresentato nei bronzetti sardi di epoca nuragica con due vistose antenne, quattro occhi e quattro braccia. Perfette per impugnare boccali colmi di birra. Perché neanche la più grande divinità babilonese potrebbe mai resistere a questo antico nettare ambrato.

Di Ilaria Pani 03/09/2018